Una tecnologia bancaria innovativa apre la strada all’Euro Digitale


Intervista a Silvia Attanasio Head of Innovation, ABI

La tecnologia, nel settore bancario, ha da sempre giocato un ruolo fondamentale. Negli ultimi anni si è però verificato un fenomeno molto importante: i grandi gruppi bancari hanno iniziato ad investire pesantemente in innovazione. Il fenomeno si è sviluppato sia attraverso l’investimento diretto in nuove tecnologie, sia attraverso l’assunzione di figure specialistiche come mai avvenuto in precedenza. Per questo motivo si è creato nel tempo un gap, tra le grandi banche e le medio-piccole. Le prime, sono ormai in grado di competere sul piano tecnologico con le principali banche europee e mondiali.

Da poco più di un anno, a capo dell’innovazione dell’Associazione Bancaria Ita- liana, è stata nominata Silvia Attanasio, già responsabile della Ricerca di ABI Lab, il consorzio italiano per le tecnologie e le banche. La svolta è chiara: una giovane donna guiderà la trasformazione che sta investendo il settore bancario, stretto tra la pressione dei nuovi player digitali e innovative direttive europee. La recente intenzione della BCE e della Commissione Europea di sviluppare l’Euro Digitale, vede oggi l’Italia in prima fila nella possibilità di fornire la propria esperienza, grazie al progetto di cui parleremo.

L’INTERVISTA

Per anni si è parlato di BlockChain e di possibili applicazioni. Possiamo ricordare ai nostri lettori cos’è la BlockChain e quali sono le possibili applicazioni nel settore bancario?

La BlockChain è una tecnologia presente da almeno 12 anni. È un concetto estremamente complesso ed è una delle tecnologie che più potrebbe cambiare i punti di riferimento nel settore bancario. Nella sua accezione originaria, quella introdotta per il BitCoin, è una modalità per concordare una transazione tra soggetti che non si conoscono e non si fidano reciprocamente, senza utilizzare una terza parte fidata. Introduce inoltre i concetti di risorsa digitale scarsa, un meccanismo di creazione del consenso ed una modalità per rendere immutabili e trasparente una sequenza di informazioni. Nata per aprire la strada al BitCoin, fin dal 2015 si è iniziato a capire che non era tanto il BitCoin ad essere rivoluzionario, quanto la tecnologia alla sua base, la BlockChain, appunto. Sono partiti dei progetti nel settore bancario per mutuare tale logica in un con- testo dove però i soggetti che operavano le transazioni fossero comunque noti. Si è inoltre introdotto un livello superiore di riservatezza, le informazioni venivano scambiate solo tra coloro che avevano titolo per farlo. È un concetto tipico del settore bancario: non possiamo immaginare di condividere informazioni delle transazioni dei nostri clienti mettendole a disposizione di tutti. La privacy dei nostri clienti è uno dei capi- saldi fondamentali del settore bancario. Nasce quindi il mondo delle DLT (Distributed Ledger Technology), piattaforme private basate su una tecnologia nata a partire dalla BlockChain, il cui scopo è quello di creare registri bilaterali o multilaterali sui cui condividere informazioni.

Il sistema bancario italiano ha deciso di investire in questa tecnologia creando un’infrastruttura comune, il Progetto Spunta, di che cosa stiamo parlando?

Il Progetto Spunta è stato per me e per i col- leghi coinvolti, una felice esperienza. È nato quando questa nuova tecnologia “da prima pagina” ha incontrato un processo bancario antico, quale quello della “Spunta” che risaliva al 1978 e che poteva beneficiare di un certo ammodernamento. Nei tavoli di lavoro di ABI Lab dedicati ai Back-Office, già negli anni precedenti, si era discusso dell’esigenza di un ammodernamento di questo processo che consente alle banche di individuare i disallineamenti nelle transazioni interbancarie condividendo dati comuni in modo sicuro. La tecnologia basata su registri bilaterali condivisi tra banche sembrava veramente perfetta per ottimizzare questo processo. È nato uno specifico tavolo di lavoro in cui persone dell’IT, persone del settore Innovazione e dei Back-Office, inizialmente di 14 banche poi 18 ed in seguito molte di più, si sono incontrate per ridisegnare ex-novo questo processo. La prima attività è stata quella della Formazione: abbiamo spiegato ai col- leghi dell’Innovazione ed IT cosa fosse la “Spunta” ed ai colleghi dei Back-Office cosa fosse la BlockChain. Dico sempre che è sta- ta più difficile la prima della seconda! Il progetto è nato sulla scrivania del Back-Office di una banca che aveva evidenziato la necessità di innovare questo processo.

Di che numeri stiamo parlando e quale sarà l’impatto di questa nuova infrastruttura, sul mondo delle banche in Italia?

Con la scusa della Spunta, un processo che non coinvolgeva i clienti finali ma le banche nei loro rapporti reciproci, abbiamo potuto correre consapevolmente il rischio di sperimentare questa nuova tecnologia e verificare che cosa fossimo in grado di fare con essa. Abbiamo lavorato per due anni alla fase progettuale e per un anno alla fase di migrazione, accompagnando la tecnologia nella sua maturazione. Abbiamo avuto momenti di difficoltà, in cui la tecnologia non rispondeva perfettamente alle nostre esigenze. Le tecnologie nascono sempre così: nasco- no immature ed occorre che qualcuno le porti nel mondo reale. Qualunque innovazione portata nel mondo bancario deve rispettare un quadro di regole e di requisiti molto precisi. Questo è lo stile che contraddistingue tutti noi che lavoriamo nel settore. Abbiamo lavorato per rendere scalabile questa tecnologia, per poter gestire grandi numeri in tempi rapidissimi: il primo gruppo di banche nel marzo 2020 era di 32. Nel mese di maggio si è unito un altro gruppo di banche, per arrivare oggi a 100 banche, articolate in sette punti di accesso distribuiti su tutto il territorio nazionale. Questa è, a quanto è noto sapere, la più grande rete bancaria privata basata su DLT al mondo. Dal primo marzo al primo ottobre 2020 sono state gestite 204 milioni di transazioni e prevediamo per la fine del 2020 di arrivare a 350 milioni di transazioni. Per avere un’idea della portata della nostra infrastruttura, basti pensare che nel 2019 il BitCoin ha gestito 117 milioni di transazioni. Le potenzialità sono enormi, considerando che l’elaborazione di queste transazioni dura solo un’ora durante la notte. Ci tengo a precisare che grazie all’impegno di tutti, nonostante il lockdown, i tempi di ri- lascio del progetto definiti a metà del 2019 sono stati rispettati alla lettera.

Dopo l’esplosione di fenomeni quali il BitCoin da qualche settimana, anche vista la pandemia, la Commissione Europea e la BCE iniziano a parlare seriamente di Euro Digitale, a che punto siamo in questo ambito?

Le banche italiane guardano con molto interesse il progetto della BCE. Nessuna decisione è ancora presa. Esiste un documento in consultazione e la prima decisione è atte- sa per la metà del 2021. Non è ancora chiara la forma che potrebbe prendere questo Euro Digitale, di fronte alle varie alternative tecniche. Certo è che ci si sta ragionando seriamente per la prima volta, il Covid ha sicuramente rappresentato una spinta in questa direzione. L’arena competitiva delle monete sovrane digitali difficilmente si presta a frontiere, lo si vede anche dall’azione che molte banche centrali stanno attuando. Nel documento della BCE si raccomanda che l’Euro Digitale possa porsi quale miglior strumento digitale al mondo e che venga scelto non per un’imposizione ma perché giudicato il migliore strumento sul mercato. Come Italia vorremmo poter dare un aiuto a questo disegno: la nostra infrastruttura già operativa di 100 nodi basati su tecnologia DLT è a disposizione per effettuare eventuali test per il nuovo Euro Digitale.

L’intelligenza Artificiale nel settore bancario vede alcuni grandi istituti investire moltis- simo in questa tecnologia, quali sono le possibili applicazioni?

È una tecnologia molto interessante e molto sfaccettata. L’A.I. prevede varie forme di automatismo capaci di apprendere nel tempo, allontanandosi progressivamente dall’inizia- le input di programmazione disegnato dall’umano. Sicuramente laddove vi siano decisioni da prendere in modo molto rapido, le soluzioni di Intelligenza Artificiale, possono essere di grande aiuto, purché rispettino sempre i requisiti regolamentari. Gli stessi requisiti devono però essere più “accoglienti” nei confronti della nuova tecnologia. In questo contesto il consorzio ABI Lab ha sviluppato una task force di banche denominato A.I. Hub che sta analizzando i principali ambiti di applicazione dell’Intelligenza Artificiale nel settore bancario. Verrà svolta una prima sperimentazione collettiva, per accompagnare l’uso responsabile di questa tecnologia, tenendo in considerazione anche gli aspetti etici che derivano dall’utilizzo dell’A.I.

Come ci ha detto il Professor Luciano Floridi, negli ultimi mesi abbiamo scoperto di essere tutti OnLife. Qual è stata la tua esperienza personale del lockdown, nel rapporto tra famiglia e lavoro? Quale futuro per i nostri figli tra istruzione a distanza e nuove tecnologie?

Quella del lockdown è stata un’esperienza incredibile che sicuramente non avremmo voluto vivere ma che ci ha insegnato molto. Io ho due bimbi piccoli, che si sono trovati immersi nella vita professionale dei loro geni- tori, come è successo a tantissimi genitori in smartworking. Sono entrati nelle call, nei video, hanno imparato un pochino meglio cosa significa che la mamma e il papà lavorano e che si dividono i carichi di casa. Sicuramente è stato un grande imprinting per questa generazione. Oggi che dobbiamo decidere quali sono le priorità per i prossimi mesi, penso che sia importante ricominciare come Paese a guardare al Futuro. Siamo un Paese in cui quando si parla di Innovazione ci si confonde spesso con la semplice Digitalizzazione. Non si tratta di “infilare la carta nel PC” o fotografare il modulo con il tele- fonino, ma di pensare diversamente perché continuiamo a guardare sempre al passato. Abbiamo sentito politici e capi di Stato rivolgersi ai bambini e ai ragazzi, mettendo al centro la Scuola e la Formazione. La prossima innovazione la faranno ragazzi che oggi vanno a scuola, abbiamo bisogno che imparino le materie tecnologiche e soprattutto si appassionino anche le ragazze e trovino divertente occuparsi di innovazione e se vogliamo proprio di innovazione in banca.