Parliamo di moda sostenibile


Paola Gomiero (direttrice FABI Plus)

Il mese di settembre, per molti di noi, rappresenta un nuovo inizio. Il ritmo rilassato dell’estate pian piano svanisce, le città gradualmente si ripopolano, riaprono gli uffici, riprendiamo la vita quotidiana e, per quanto mi riguarda, con dei rinnovati obiettivi e tanta voglia di fare. Ma un po’ di clima vacanziero ancora resta e allora, forse per questo motivo, con un occhio alla nuova stagione, mi lascio piacevolmente trascinare nella ricerca delle ultime tendenze della moda e contagiare dal fascino dei nuovi outfit. D’altronde oggi non esiste più quella vibrazione a lungo termine che si provava in passato. Oggi non “flirtiamo” più con gli abiti per mesi e mesi prima di comprarli, questi capi non durano più per vent’anni e non passano da sorella a sorella. Oggi consumiamo ampiamente più dei nostri bisogni effettivi. Abbiamo smesso di preoccuparci della durata dei capi, vogliamo abiti per l’oggi e non per il domani, ne vogliamo dieci invece di uno, vogliamo seguire le tendenze della moda nel più breve tempo possibile. Già da alcuni anni la moda, cavalcando questa tendenza, ha radicalmente modificato il suo modo di produrre, sedurre, vendere e acquistare.

Ma allora come è possibile parlare di moda sostenibile?
È certamente difficile seguire la produzione del capo di abbigliamento dall’origine, prendendo in considerazione tutti i suoi elementi basilari: dalla fibra alla tintura, dal taglio all’imballaggio, dalla produzione alla distribuzione e così via, i passaggi sono molti e difficilmente tracciabili nella loro globalità. Ma a pochi anni dal termine fissato per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030, i brand della moda stanno veramente impiegando molte energie nell’impartire una svolta green alle loro collezioni.

Come?
Rispettando l’ambiente e la società. Cercando di produrre scegliendo materiali meno inquinanti, riducendo gli sprechi durante la produzione, come i costi di acqua, di elettricità e applicando un modello di lavoro che proponga una produzione più umana, senza sfruttamento dei lavoratori e con una remunerazione più equa, stimolando il consumo consapevole, attraverso proposte in grado di venire incontro ai consumatori più attenti all’ambiente e all’etica. Di stagione in stagione alla Milano Fashion Week si moltiplicano quindi i progetti dedicati ad una moda più sostenibile e ormai da sei anni, alla chiusura della manifestazione, vengono consegnati, al Teatro alla Scala, gli Oscar della moda responsabile per premiare le iniziative che hanno dimostrato più delle altre di rispettare le persone e il pianeta, premiando non solo quindi le grandi maison ma anche i giovani emergenti e le realtà etiche a livello internazionale (v. articolo).

Vi auguro un piacevole autunno ricco di buoni acquisti consapevoli!