Lo spazio che non ti aspetti


Con poche (o nessuna) regola si combatte sopra le nostre teste una nuova guerra per il controllo dello spazio che – giorno dopo giorno – si militarizza sempre più.

Cinquant’anni dopo la conquista della Luna, siamo di fronte ad una sorprendente new entry nella gara per la conquista dello spazio: la Norvegia. Il paese che meno ti aspetti, è infatti quello che ha programmato il lancio di ben due satelliti nel 2020, per garantire la migliore copertura dei suoi interessi legati alla regione dell’Artico. Rispetto agli albori delle esperienze satellitari, dove le allora superpotenze si affrontavano senza esclusione di colpi per la supremazia tra le stelle, si fa fatica a pensare ad investimenti così importanti ed in un ambito così apparentemente astratto da parte di un paese, la Norvegia, fino ad oggi sostanzialmente considerato fuori dalla mischia. Una scelta, quella del paese nordico, fatta non certo per spirito egemonico, ma piuttosto per garantire più sicurezza che, ai giorni nostri, significa soprattutto sicurezza e resilienza tecnologica. Più dipendiamo dalla tecnologia, più ne diventiamo dipendenti e più questa rischia di diventare il nostro tallone d’Achille. La conquista di un posto nello spazio non da oggi è diventata competizione tra le grandi potenze ma ora non si tratta solo più di una corsa a chi raggiunge per primo il pianeta più lontano ma di dotarsi di difese adeguate alle guerre elettroniche più o meno dichiarate e ai cyber attacchi, come riportato nel 2019 dai servizi di intelligence del Ministero della Difesa americano. Nell’ultimo decennio, gli eserciti di tutti i maggiori paesi, sono diventati sempre più dipendenti dai satelliti per monitorare i movimenti sul terreno delle truppe, individuare tempestivamente l’eventuale lancio di armi avversarie e organizzare le comunicazioni sui teatri di guerra, dirigere efficacemente gli attacchi con armi laser, droni e onde radio. Ma questi stessi satelliti sono diventati a loro volta possibili bersagli, sono diventati  vulnerabili. Questo perché le società moderne sono diventate sempre più dipendenti dai segnali che rimbalzano attraverso la costellazione dei satelliti militari e commerciali.

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha rilevato l’esistenza di circa 5mila satelliti in orbita, di cui 3mila già obsoleti e non più operativi. Rotture, esplosioni, collisioni e altro hanno prodotto, secondo l’Agenzia, qualcosa come 34mila pezzi di rifiuti cosmici lunghi oltre 10 centimetri e oltre 900mila più corti ma capaci ugualmente di causare danni. Nel giugno del 2019, proprio il satellite europeo Galileo ha sofferto di una settimana di malfunzionamento dovuto a cause non rivelate e l’ESA ha ammesso che nel mese di settembre dello scorso anno, ha dovuto intervenire per prevenire una possibile collisione tra una navicella spaziale ed uno dei numerosi satelliti che girano sopra la nostra testa. La combinazione tra la crescente importanza dello spazio e la sostanziale assenza di norme condivise, sta inoltre aprendo la strada per regimi autoritari e ambiziosi come Cina e Russia che intendono approfittare di questa situazione. La Cina ha già annunciato il proprio piano per diventare una superpotenza spaziale entro il 2030 mentre la Russia, dopo il rallentamento delle attività seguito alla caduta dell’URSS, sta sviluppando un programma per garantire la sicurezza “spaziale” del paese. E se Donald Trump è stato fatto oggetto di numerose prese in giro e facili ironie quando ha annunciato la creazione di una “Space Force”, il suo esempio è stato prontamente seguito – sebbene con minor clamore – da numerosi altri paesi, come la Francia.

La stessa NATO, a dicembre dello scorso anno, ha dichiarato lo “spazio” un possibile teatro di operazioni militari, dando a eventuali iniziative congiunte lo stesso status delle operazioni di terra o di mare. Con una situazione così deteriorata nel campo delle relazioni internazionali, non sarà però facile trovare la cooperazione necessaria perché questa corsa non degeneri e sconvolga un territorio – quello spaziale – che non appartiene a nessuno ma è di tutti. E dove l’unico trattato internazionale attualmente applicabile è, forse, quello sul divieto di uso delle armi nucleari.

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