Jury Chechi: il mio libro dimostra l’importanza dello sport


Con “Codice Jury. In forma a qualunque età” (edizioni Longanesi) svela la formula per conquistare e mantenere il pieno benessere fisico e mentale attraverso l’allenamento calistenico.

Non ci sono altre definizioni possibili per l’ex ginnasta se non quella di “Signore degli anelli”: con la specialità delle parallele ci ha regalato dieci anni di agonismo ai massimi livelli. In palmares quattro titoli europei, cinque successi mondiali, l’oro alle Olimpiadi di Atlanta e il bronzo ad Atene, a cui partecipa a 34 anni, dopo un grave infortunio al tendine che lo obbliga a saltare le Olimpiadi del 2000. Nel 2004 sembra determinato a ritirarsi ed invece ancora una volta il campione toscano sorprende tutti e per onorare una promessa fatta al padre torna in gara. La sua ultima Olimpiade è un autentico trionfo: è portabandiera azzurro, conquista la finale e, contro ogni pronostico, vince la medaglia di bronzo. 

Dopo il ritiro dalle competizioni continua a occuparsi di sport. Partecipa a programmi tv in veste di opinionista e con la “Jury Chechi Academy” si dedica al calisthenics. Grazie alla sua carriera trasferisce i propri valori tenendo discorsi motivazionali sulla gestione dello stress e sulla leadership. Realizza campi estivi dedicati alla ginnastica artistica. Nel 2020, a cinquant’anni, incanta tutti con incredibili video del suo allenamento domestico in lockdown. “Codice Jury” nasce in questo contesto. In queste pagine introduci i lettori alla conoscenza della disciplina calistenica, un percorso modulare che dura un anno.

Tengo molto a questo libro perché credo sia davvero un’opportunità per star bene con il nostro corpo e con la nostra testa. Durante il lockdown sui social spopolavano tante proposte sportive, alcune anche devastanti per quanto sbagliate, perciò mi è venuta l’idea di descrivere un metodo valido. Lo sport fa bene se fatto bene.

Cosa hanno rappresentato per lo sport questi tre anni di pandemia?
Lo sport come tanti altri settori, soprattutto quello amatoriale, ha sofferto moltissimo. Per lo sport olimpico e in generale per quello di alto livello non è andata così e gli straordinari risultati del 2021 dimostrano come lo sport agonistico sia stato ben tutelato. A Tokyo gli atleti hanno vinto qualcosa come 40 medaglie perché durante la preparazione non si sono mai fermati.

Cosa ci dici del calisthenics?
Questa disciplina arriva dagli Stati Uniti in Italia negli Anni Duemila. Quando l’ho scoperta ho pensato fosse quello che io faccio tutti i giorni. È un allenamento principalmente a corpo libero e si lavora a carico naturale, con il corpo in alcune posizioni si va ad attivare la muscolatura. Se fatto bene ha un senso, diversamente può essere molto dannoso. L’idea di spiegare in modo accurato questo metodo nasce da qui. Si procede per gradi e nel manuale ci sono quattro livelli. Si possono man mano inserire anche attrezzi come la sbarra e gli anelli. La metodologia ha due caratteristiche principali: la prima è che si può fare dappertutto e la seconda è che va bene per tutti, anche per i principianti. Il primo livello si conclude in circa un mese. Alla fine di ogni livello c’è una scheda e se si riesce a fare tutto quello che è indicato si passa allo step successivo. Potrete davvero sorprendervi di quanto il vostro corpo può dare!

Nel libro non parli solo di attività sportiva.
Il principio “mente sana in corpo sano” può essere anche ribaltato: partire da un corpo sano aiuta la mente. Seguire questo metodo va oltre l’allenamento, che resta primario. Nel libro parlo di corretta alimentazione, che non significa privazione, e anche di respirazione che spesso viene sottovalutata. Persino io ho capito molto tardi quanto conti respirare bene quando si fanno gli allungamenti. Questo metodo, che non è la panacea di tutti i mali e non risolve tutto, è un’opportunità di star bene partendo dal proprio corpo, per arrivare fino alla testa. E al cuore, perché altrimenti certi traguardi non si raggiungono.

In cosa consiste?
La proposta è di allenarsi tre volte a settimana mettendo insieme anche lavoro aerobico che può essere la corsa, la bici, il ballo, per un’ora o in alternativa mezz’ora al giorno. Il problema è non perdere la continuità e nel libro ci sono consigli per superare questo limite.

Nella tua Academy non tutti ricevono un attestato.
Così secondo me va fatto. Chi ha lavorato bene va premiato, non potrei fare diversamente per quello che dicevo prima: questa metodologia se spiegata male può essere dannosa e quindi nei corsi per lo staff tecnico si esige che la preparazione sia idonea, nel rispetto delle persone stesse oltre che per i danni che potrebbero arrecare ad altri. Con la salute delle persone non si scherza. Nel nostro piccolo premiamo le competenze. Il merito è un grande valore e spesso nel nostro Paese ce ne dimentichiamo.

I bambini possono praticarlo e può essere adottato nelle scuole?
Assolutamente sì, questo è un metodo per tutti. In Italia abbiamo il tasso di obesità infantile più alto d’Europa. Un bambino obeso al 90 per cento sarà un adulto obeso. Non ci sono altri rimedi se non far capire quanto siano importanti attività fisica e sana alimentazione. La nostra Academy sarà sempre di più improntata a lavorare con i bambini.

Cosa passa per la testa di un atleta ai tuoi livelli quando si allena?
In quel momento conta la motivazione, la volontà ferma e forte di raggiungere degli obiettivi. Allenarsi in solitudine e fare rinunce e sacrifici non pesano se alla base c’è una scelta motivata dal voler raggiungere dei traguardi.

Come hanno vissuto Tokyo i tuoi ex colleghi?
Tutti partono per gareggiare ma poi c’è un contorno alle Olimpiadi e loro hanno perso l’esperienza del pubblico e quella del villaggio olimpico, dove si vivono momenti indimenticabili. Ricordo come il luogo di culto avesse orari diversi per garantire la preghiera a tutte le religioni, eppure si stava tutti insieme, così come palestinesi e israeliani mangiavano
alla stessa mensa e ci ritrovavamo spesso ad ammirare le atlete di beach volley. Era una gioia in tutti sensi (ride).

Insomma, l’Olimpiade che crea comunità.
In tutta onestà devo dire che il motto “l’importante è partecipare” con me non ha mai funzionato, io ho sempre partecipato per vincere. Ho perso molte volte, nel totale rispetto delle regole perché è impensabile vincere barando. Detto questo, tanti colleghi hanno gioito per il solo fatto di esserci. Non io, a nove anni in un tema scrissi che da grande avrei voluto vincere un’Olimpiade e non partecipare.

L’esclusione degli atleti russi dai tornei internazionali la condividi?
Non serve a niente e forse è sbagliata. La guerra non si cancella con i segnali e non trovo giusto che per dare un segnale si penalizzino degli atleti che si sono allenati per anni e anni e si trovano nella condizione di dover rinunciare a un diritto, anzi mi sembra più un modo nostro di lavarci la coscienza. Molte volte chiediamo allo sport cose che lo sport non può dare.

Dove si trova la forza per reagire alle difficoltà?
Non ho partecipato a due Giochi per infortunio. Quando ho vinto il bronzo il braccio mi faceva male e nei giorni prima non riuscivo a finire il programma. La sera tornavo in albergo e mi dicevo che era meglio fare la valigia e partire. Al mattino mi svegliavo con la valigia pronta ma poi la riaprivo. Non so come ho fatto a superare quei momenti di difficoltà ma si può trovare dentro di noi la voglia di riprovarci.

A nome di tutti gli appassionati di sport ti ringraziamo di aver riaperto quella valigia.

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