Fabio Troiano: Dirigere il Teatro Curci? Una sfida che mi appassiona.


Fabio troiano cinema

 

Fabio Troiano attore

Fabio Troiano è un attore completo che passa con disinvoltura dal cinema alla televisione e al teatro. Non si considera un divo e non gli interessa apparire. Ciò che per lui è importante è recitare al meglio e trasmettere, con le sue interpretazioni, messaggi sui quali riflettere. Lontano dal voler essere un pedagogo, Troiano si vede come un tramite per raccontare sentimenti, emozioni, storie e fatti di cronaca. Torinese di nascita, sin da giovane calca il palcoscenico del celebre Teatro Stabile ed è diretto da registi del calibro di Giancarlo Cobelli e Mauro Avogadro. La formazione ricevuta ha avuto un ruolo chiave in questo attore che sa essere sublime quando interpreta i grandi classici e coinvolgente nei ruoli più comici. Proprio per questo è tra gli attori più accreditati del nostro Paese.

 

Un'immagine dallo sceneggiato televisivo "Rosso Mille Miglia" Fabio Troiano è insieme a Martina Stella
Un’immagine dallo sceneggiato televisivo “Rosso Mille Miglia” Fabio Troiano è insieme a Martina Stella

Fabio Troiano cinema

Sul grande schermo lo abbiamo visto in “Santa Maradona”e “A/R Andata + Ritorno”per la regia di Marco Ponti, e in “Dopo mezzanotte”di Davide Ferrario per il quale ha ricevuto il Premio Magna Grecia per il cinema per l’interpretazione e, nel 2005, la nomination ai David di Donatello come migliore attore non protagonista. Sempre nell’ambito della settima arte ha recitato, tra gli altri, in “Solo un padre”di Luca Lucini, “Stai lontana da me”di Maria Federici, “Non c’è 2 senza te” per la regia di Massimo Cappelli e “Rosso Mille Miglia”con la regia di Claudio Uberti.

Fabio Troiano serie TV

Tra le numerose serie TV alle quali ha preso parte ricordiamo “La squadra”, “CameraCafé”, “Le stagioni del cuore”, “R.I.S. – Delitti imperfetti”,“Il clan dei camorristi”e “Squadra antimafia” solo per citarne alcune. Troiano ha anche prestato il volto ad alcuni video clip come “Aspettando Meteoriti”dei torinesi Linea 77 e “Cosa vuoi che sia”di Luciano Ligabue per la regia di Alex Infascelli, che ha vinto il Premio Roma Videoclip 2007 nell’ambito della Festa del Cinema di Roma. La sua capacità di entrare nel personaggio trova la massima espressione sul palcoscenico dove ha recitato in “Risveglio di Primavera”di Frank Wedeking, “La visita dell’uomo grigio”di Dario Buzzolan, “Didone Abbandonata”di Pietro Metastasio, “L’impresario delle smirne”di Carlo Goldoni (che nel 2003 gli è valso il Premio Salvo Randone come miglior attore) e “Rinaldo in campo” per la regia di Massimo Romeo Piparo. L’amore per la recitazione non è a senso unico e lei, quest’arte affascinante, lo ha ricompensato.

Troiano Teatro

Dopo Michele Placido, Fabio Troiano hapreso infatti la direzione artistica dello sto-rico e bellissimo Teatro Curci di Barletta,che nel 2018 lo ha visto recitare in “Studiosu Eracle”per la regia di Gianpiero Borgia, eche per la stagione 2019-2020 proporrà uncartellone ricco di novità e con un’attenzio-ne particolare rivolta ai giovani.

Come sarà la direzione del Teatro Curci perla prossima stagione?

Il Teatro Pubblico Pugliese, composto daun comitato presieduto dal Sindaco di Bar-letta Cosimo Cannito, si occupa egregiamente del Teatro Curci per cui, per certiversi, il mio lavoro è semplice. Proprio perquesto motivo, però, ho l’ansia da prestazione, anche se il Comune e il suo PrimoCittadino mi danno grande fiducia. Il mio mandato è iniziato nel 2018, ma il cartellone era già completo. Nella prossimastagione inserirò una serata dedicata allacomicità e poi vorrei far avvicinare di più igiovani al teatro, che considerano questaforma d’arte un po’ vecchia e noiosa. Proprio a Barletta sono stato nelle scuolea fare promozione e il risultato è che poi glistudenti sono venuti in sala. Basta stimolarlie loro rispondono.

Cosa significa essere dall’altra parte del palco?

Lo trovo stimolante, gratificante, ma anche un impegno che richiede grande responsabilità. Farò del mio meglio per non deludere chi ha creduto in me.

 

Direttore, il teatro può diventare più pop? In che modo?

Dando alle persone spettacoli capaci di coinvolgerle e affascinarle, opere che facciano venir voglia di tornare in sala. Un segnale di ciò che sto facendo e che voglio portare avanti l’ho dato lo scorso 4 aprile, con l’opera “Ti racconto una storia. Letture semiserie e tragicomiche” dell’attore e regista Edoardo Leo. Abbiamo avuto il sold out e avremmo potuto anche replicare la sera dopo, se non fosse già stata impegnata da un altro spettacolo.

Qual è, secondo te, il ruolo dell’attore oggi?

I social network e la tv on demand hanno cambiato il modo di fruire l’arte, che è sempre più individuale anziché collettiva, oltre che immediata. Spesso il pubblico vuole scivolare su certi temi, ma l’attore, come qualunque artista, ha il compito di trasmettere qualcosa. Quest’anno ho portato in scena “Lampedusa” di Anders Lustgarten, uno spettacolo sui migranti. Mi piacciono molto le commedie, ma se posso far riflettere le persone non mitiro indietro. Non voglio dare la soluzione ai problemi, ma comunicare che nel mondo succedono determinate cose.

Recitare per te vuol dire?

Per me è tutto e non potrei fare altro. A dieci anni, quando vivevo a Napoli, preparavo dei piccoli spettacoli e mi mascheravo per i miei parenti. Lì ho capito cosa avrei fatto da grande. Credo che ognuno di noi, ogni giorno, metta in scena una rappresentazione teatrale di sé. In fondo siamo tutti un po’ attori.

Il ruolo che più ti appartiene?

Mi piace molto la commedia perché mi rappresenta. Ad esempio, il Tenente Daniele Ghirelli, cioè il mio personaggio in “RIS – Delitti imperfetti”, ha una vena ironica spiccata. In generale, quando devo scegliere un progetto, voglio che la storia mi stimoli e mi appassioni sin da subito. E uno che non hai ancora interpretato? Ce ne sono tantissimi! In realtà non è il personaggio che mi interessa, ma il film. Spesso guardo una pellicola e penso che avrei voluto essere io ad avere la parte. Avrei voluto recitare in “Dogman” di Matteo Garrone o in “Veloce come il vento” di Matteo Rovere o ancora in “Indivisibili” di Edoardo De Angelis. Cinema, tv, teatro: troviamo le differenze? Le vere diversità sono nel progetto e non nella tecnica, almeno dal punto di vista attoriale. Il prossimo inverno reciterò ne “La camera azzurra” di Georges Simenon per la regia di Serena Sinigaglia e ho subito accettato la parte perché la storia mi appassiona.

Hai mai pensato alla regia?

(Ride). Assolutamente no! Non mi sento in grado e anzi, quando sono sul set e vedo come viene organizzata la messa in scena, mi stupisco per la genialità.