“Cymru an byth”. Galles per sempre


Tra Cardiff e Caerphilly
Il Severn Bridge
Il Severn Bridge

Arrivando da Bristol, la via d’accesso al Galles è il Severn Bridge. Un arioso ponte bianco che collega i due versanti di colline dall’erba brillante e ricoperte di fiori di un giallo intenso anche col cielo plumbeo. La struttura di lastre e cavi in acciaio, lunga appena un kilometro e mezzo, mantiene un’integrità e una modernità nonostante la sua costruzione sia avvenuta quasi mezzo secolo addietro e come tutti i ponti sugli stretti naturali ha la capacità di sospendere il fiato ed emozionare quando lo si attraversa.
La campagna gallese si infrange nella periferia di Cardiff, il capoluogo della regione. Centro minerario e porto di grandi traffici dell’epoca vittoriana, la città propone edifici di bellezza come il Castello del 1068, la Cattedrale del XIII secolo e la Galleria Nazionale che contiene una bella collezione di opere impressioniste tra cui Il Bacio di Rodin e La Parigina di Renoir. Luogo animato e popoloso, Cardiff costituisce in parte un’eccezione rispetto ai canoni più tranquilli del Wales, infatti basta spostarsi di una dozzina di kilometri a nord per addentrarsi nello spirito di una comunità agreste. Ci mettiamo in viaggio verso nord e una sosta lungo la strada, dove il pendio si avvicina inesorabilmente alle nuvole basse, svela un panorama a tuttotondo sulla vallata. Un gentleman in cerata pesante e fulvi segugi al seguito si ferma nel vento gelido e dopo pochi convenevoli allunga il braccio per mostrare l’Inghilterra oltre il fiume Severn, l’agglomerato di Cardiff poco distante e, dalla parte opposta, il Castello di Caerphilly appena celato da una collina. L’omonima cittadina è un piccolo insieme di case basse che si inerpicano su strade in pendenza e di cottage. I negozi lungo le vie principali offrono prodotti di immediata necessità e un paio di centri commerciali ne compensano le mancanze. I pub paiono l’unica alternativa sociale, per incontrarsi davanti a una buona pinta di birra locale, mangiare qualcosa di fritto e tirare due  freccette sperando di far centro.
La vera attrazione di Caerphilly è il Castello, quasi perfettamente conservato e con una torre pendente che l’ufficio del turismo paragona alla più famosa sorella pisana, sostenendo che il suo raggio di piega sia maggiore. Costruito su un’isola nella seconda metà del 1200 con forma concentrica, il Castello è posto al centro di un lago artificiale circondato da un parco curato dove imperano papere e anatre. Le sue alte mura con torrette di avvistamento celano un complesso difensivo, composto da ponti levatoi, saracinesche e doppie porte.
Classificato come il secondo maniero del Regno Unito per estensione, y Castell (castello in gallese) è visitabile in tutta la sua superficie e sino alla sommità, da cui si gode una bella vista panoramica nelle giornate limpide. Privo di orpelli e dalle finestre minuscole – com’è normale per la latitudine e il periodo storico di edificazione – la sua esplorazione è piacevole, immaginando soprattutto la vita antica tra quelle scale a chiocciola, quei muri trasudanti umidità e il gran salone affrescato.

Le verdi colline del Galles e la Baia di Liverpool

Piove come se non sapesse fare altro. Piove su tutti i 250 km di strada provinciale da Caerphilly, a sud della regione, a Conwy nel nord. Pioggia e pioggerellina accompagnate dal vento freddo, il corollario poco gradito di una situazione già difficile, coi fiumi in piena e la locale protezione civile impegnata a monitorare lo stato del terreno, così gonfio che fatica a drenare ancora. Il panorama dell’interno è composto da grandi vallate verdi alternate a foresta. Il colore dell’erba brilla nonostante il tempo grigio, e il cielo color latte talvolta irrompe sulla terra con le sue nuvole basse, nascondendo i pendii alla vista. Greggi di pecore e agnellini sono macchie bianche onnipresenti nei prati e sul ciglio della strada: il loro verso insistente e penetrante sfida il vento e riempie l’aria altrimenti silenziosa. Scorci naturalistici di inaspettata bellezza attendono dietro ogni angolo, al pari del grande Lago di Clywedog, una spettacolare spaccatura d’acqua tra le vallate: plumbeo come il cielo, da cui è separato solo dallo smeraldo della terra, infonde una quiete totale da respirare a pieni polmoni. Oltrepassata la parte interna dello Snowdonia NP, Conwy è una meta obbligata del viaggio: il suo Castello, impiantato su una baia soggetta alle maree, è da visitare per la sua imponenza. Un grande ponte levatoio, ora solo per pura bellezza, fornisce il particolare scorcio fotografico sull’edificio, mentre un massiccio e annoiato guardiano in legno accoglie i visitatori nel cortile centrale. La sala dei ricevimenti, la cucina e la cappella, la camera da letto padronale e l’anticamera dove si svolgevano gli affari sono visitabili e in grado di spiegare storia e funzione di tanta muratura. Voluta infatti da Edoardo I d’Inghilterra nel XIII secolo, la fortezza rientra nel cosiddetto Anello di Ferro insieme a Beaumaris, Caernarfon e Harlech. Venne edificato per proteggere i possedimenti acquisiti dal sovrano con la forza e sottomettere gli avversari politici. Le scivolose scale a chiocciola, dove l’umidità è l’unica sopravvissuta dei tempi che furono, conducono sulle torri e sul cammino di controllo: un’altezza da vertigine per spingere lo sguardo lontano, sulla battigia di barche arenate, sul mare della Baia di Liverpool e sulle alte colline. Ad appena una decina di kilometri a ovest e oltre il sospeso Menai Bridge, l’isola di Anglesey è l’ultimo avamposto del Galles. Terra di Druidi, di pendii e corsi d’acqua, è anche il luogo delle vacanze gallesi, dove spiagge e hotel in palazzi ottocenteschi raccontano una vitalità prettamente estiva. Beaumaris è un piccolo villaggio piacevole, che col sole diventa anche grazioso: nulla ha più da spartire con l’origine del suo nome, che si riferisce alla palude poco salubre del passato. Una bella passeggiata in riva al mare raggiunge il Castello, situato alla base di una collina che offre la struggente vista sul mare tormentato da condizioni climatiche poco favorevoli.
Originario anch’esso del XIII secolo, la costruzione venne interrotta per mancanza di fondi ma pare ugualmente completo con la sua doppia cinta muraria e le alte torri di controllo. Architettura militare e insieme residenza di signori e sovrani che con la terra – e dalla terra – traevano la loro ricchezza. Gioielli sempre dell’edilizia medioevale.

Vista panoramica del Castello di Caerphilly.
Vista panoramica del Castello di Caerphilly.
On the road nel medioevo gallese.

Il sole, timido compagno di viaggio, si insinua tra le tende invitando a esplorare questo angolo di Galles coi colori accesi di una luce viva. La baia di Beaumaris si apre generosa tra il verde intenso delle colline e lo specchio argentato del mare tranquillo. Viaggiare col finestrino dell’auto abbassato è un evento raro, che permette di respirare il profumo salmastro dell’aria misto all’umido dell’acqua piovana. Il bel tempo allunga il suo braccio fino a Caernarfon, nelle sue minute vie commerciali dove la vita scorre con una flemma invidiabile sulle sue case color pastello messe in riga e sul Castello dove The Prince of Wales viene incoronato per tradizione.
Incluso nell’Anello di Ferro di Edoardo I, risale anch’esso al XIII secolo: in uno stato quasi perfetto di conservazione, le sue mura dovrebbero richiamare quelle di Costantinopoli, mentre la parte interna mostra i segni di un’incompletezza edilizia sommata allo scalpellare incessante del tempo. Le piccole stanze di pietra nuda, gli stretti gradini delle immancabili scale a chiocciola, la limitata camminata sulle mura di cinta attorno al perimetro del maniero sono elementi di un’architettura già nota, ma lo sguardo corre sulle terre attorno, oltre lo Stretto di Menai e nell’ampia corte sottostante. Nel prato centrale è infatti collocata la placca dove viene posizionato il trono del futuro Re del Regno Unito il giorno della sua investitura; come si vede nella piccola, ma esaustiva, galleria fotografica che ripercorre le celebrazioni per Edoardo VIII (1911) e Carlo (1969), un pubblico selezionato assiste dagli spalti alla cerimonia. E improvvisamente ci si sente catapultati dentro la Storia.
Verso Sud il cielo riprende il consueto grigiore carico di pioggia e la parte costiera dello Snowdonia NP regala un panorama morbido, battuto dal vento del mare aperto. A Criccieth il sole gareggia con le nuvole, indeciso se lasciare definitivamente il passo. Il nome di questa cittadina ha un’etimologia tutta particolare. Deriva dai termini gallesi “crug”, collina, e “caeth” ovvero prigione. E tale fu infatti la funzione del suo Castello, arroccato su un promontorio che domina il mare e dal quale si gode una bella vista sulle lunghe strisce di spiaggia pronta a ricevere turisti e bagnanti nella bella stagione. Le sue due torri accolgono i visitatori di oggi come intimidivano i nemici del passato e nonostante sia rimasto ben poco della struttura, la sensazione di controllo è ugualmente forte. La strada si addentra nell’entroterra, per sterzare nuovamente verso la costa quando compaiono le indicazioni per Harlech, il cui Castello è il quarto vertice dell’Anello di Ferro. Nonostante la sua posizione sopraelevata, incombente su nemici e sudditi, venne espugnato diverse volte nel suo ciclo di vita e ciò gli costò l’appellativo di “castello delle cause perse”. Edificato sul finire del XIII secolo in pietra grigia, mantiene una dignità nel suo essere quasi rude, aura che probabilmente gli deriva dall’essere citato nella canzone popolare “Men of Harlech”, una sorta di inno non ufficiale gallese.

Uno scorcio dello splendido Lago di Clywedog.
Uno scorcio dello splendido Lago di Clywedog.
Dall’estremo occidentale di Saint Davids al confine con l’Inghilterra.
Il Castello di Conwy.
Il Castello di Conwy.

La stanchezza per il viaggio in un paese dove piove praticamente sempre piomba in clemente sugli ultimi giorni di permanenza in Galles. Le distanze non proprio risicate tra una cittadina e l’altra, da percorrere “in contromano” su strade spesso a una sola corsia per carreggiata, unite agli orari compressi dei monumenti fanno sì che le visite a Castelli e Abbazie avvengano correndo contro il tempo in un territorio ricco di atmosfera e storia. Storia che s’intreccia con la leggenda e vuole nella penisola del Pembrokeshire il luogo di nascita di Davide di Menevia, Santo Patrono del Galles.
A Saint Davids, nell’area più occidentale della regione, sorge la splendida Cattedrale a esso dedicata. Tra gli edifici religiosi più antichi del Regno Unito, la fondazione risale al 1115 ed è così ben conservata da non mostrare i suoi secoli. Costruita in pietra chiara, color della pioggia, è circondata dal classico cimitero all’inglese che infonde una reale pace nell’animo. Tra le sue alte volte si respira un’aria mistica, forse perché meta passata di un pellegrinaggio riconosciuto dal Papa, forse per la presenza di fedeli che ancora oggi vi giungono per inginocchiarsi davanti alle icone.

La Cattedrale di Saint Davids, al confine con l'Inghilterra.
La Cattedrale di Saint Davids, al confine con l’Inghilterra.
Vista interna della Cattedrale di Saint Davids, al confine con l'Inghilterra.
Vista interna della Cattedrale di Saint Davids, al confine con l’Inghilterra.

Da un confine all’altro del Galles, col mare a ovest e l’Inghilterra a est, la sosta successiva è Pembroke, una città dalla fervente attività, famosa per il primo castello del Galles risalente al 1093. Molto ben conservata e nonostante sia vanto del fiero popolo gallese, la roccaforte batte bandiera inglese e questo stupisce, soprattutto dopo aver ascoltato da diverse voci la rivendicazione di un’identità autoctona. Circondata per tre lati da un fiume, la fortezza offre una pregevole visita interna ed è anche godibile dalla passeggiata tutt’attorno. Tintern e Chepstow sono le ultime tappe di un on the road durato una settimana. Poste all’estremità orientale del Brecon Beacons NP e dell’omonima catena collinare, l’Abbazia e il Castello sono il saluto ideale offerto da questo angolo di mondo.
L’Abbazia cistercense di Tintern è solo lo scheletro della passata gloria, ed è proprio tale caratteristica a renderla davvero affascinante. Alcuni archi con rosoni istoriati sono sopravvissuti al tempo e la luce vi filtra oggi senza lo sbarramento di vetrate colorate. Un manto verde d’erba croccante riveste le lunghe navate, ricoprendo anche le cappelle e lo spazio dell’altare; seppur manchi il soffitto, le alte mura grigie trattengono la sensazione della vita operosa dei monaci, come dimostrano i resti del grande convento posto proprio accanto: spazi abitativi e di studio, una grande cucina e ben due infermerie a indicare quando poco salubre fosse vivere in queste zone in epoche prive dei comfort moderni. Il Castello di Chepstow si rivela una piacevole scoperta. Dall’ingresso rialzato rispetto alla strada non si intuisce la sua estensione, spalmata sul crinale di una collina. Costruito in epoca normanna utilizzando la pietra, venne ampliato in due momenti successivi, subendo diversi cambiamenti nella destinazione d’uso: da avamposto difensivo a dimora gentilizia, a prigione. Dopo un lungo periodo di declino, ora alcuni ambienti sono stati destinati alla didattica sulla vita nel Medioevo. Salendo le scale e percorrendo i camminamenti è possibile imbattersi nella più antica porta in legno usata in un castello europeo: da ben oltre 800 anni le travi, inchiodate come una tela, resistono a qualsiasi condizione climatica.
Dalle sue mura si gode di un panorama bucolico, sfumato dall’umidità, e oltre il fiume Wye, dove la campagna continua, si pone il limite amministrativo che divide lo spartano Galles dalla più ricercata Inghilterra.

Uno scorcio interno dell'abbazzia di Tintern.
Uno scorcio interno dell’abbazzia di Tintern.