A colazione con Christian Ginepro.


Coccola golosa, dolce pausa tra la
calma della notte e la frenesia del giorno:
la colazione, secondo me.
Il momento migliore per due chiacchiere rilassate con Christian Ginepro.

Christian Ginepro si divide tra cinema e televisione, dove lo abbiamo visto in “Don Matteo 9”, “Il commissario Manara”, “Rocco Schiavone” e altre serie. La sua carriera, però, è ancora più luminosa in teatro. Sul palco è spesso protagonista di spettacoli del calibro di “A Chorus Line”, “Cabaret”, “A qualcuno piace caldo”. Come autore e regista ha firmato “Tutti su per terra” e i musical “Robin Hood” e “Alice nel paese delle meraviglie”. La sua ultima fatica lo vede impegnato a Milano, alla Cattedrale della Fabbrica del Vapore, nel musical basato sul romanzo di Roald Dahl “Charlie e la fabbrica del cioccolato” per la regia di Federico Bellone, dove è un magistrale e applauditissimo Willy Wonka.

Quando hai scelto il musical?

Giovanni Verga diceva che chi nasce pesce il mare lochiama. Tradotto, ci sono cascato dentro. Ho iniziato a ballare perché mi piaceva la compagna di banco e negli Anni ’90 ho lavorato nei villaggi turistici, gli unici palchi – a parte il Teatro Sistina e pochi altri – dove si potevano creare coreografie.

Quali sono le difficoltà di questo genere teatrale?

Tutto deve essere scandito alla perfezione e ci vuole una costante disciplina. Inoltre occorrono una preparazione attoriale, vocale ed atletica. Io, ad esempio, ho perso 8 chili per essere più performante come Willy Wonka.

“Charlie e la fabbrica del cioccolato” è in cartellone a Milano da diversi mesi: un bilancio?

Lo spettacolo è stato capito, per questo il pubblico è numeroso e variegato. Oltre agli effetti speciali, alle melodie e alle scenografie meravigliose, c’è una storia che tocca il cuore di tutti perché parla di solitudine, ma lo fa attraverso il sorriso.

A che punto è, oggi, il musical in Italia?

I numeri indicano che incide sull’economia del teatro nazionale perché sa essere pop nel senso più alto del termine.
Purtroppo manca ancora un polo dedicato come Broadway a New York o West End a Londra.

Progetti targati 2020?

Ci sarà la quarta stagione della serie televisiva “Rocco Schiavone”. Il mio personaggio, D’Intino, è molto amato dal pubblico. In questo periodo di giorno sono in Valle d’Aosta per le riprese della fiction e la sera vado a Milano per “Charlie e la fabbrica del cioccolato”.

Come descriveresti la dimensione televisiva?

È tecnicamente più semplice del teatro perché puoi prepararti per piangere o ridere, puoi replicare la scena e spesso ci sono più improvvisate davanti alla macchina da presa che sul palco. Come attore mi sono formato con il metodo Stanislavskij- Strasberg, che applico anche nella serie tv per approfondire l’aspetto psicologico del personaggio e ricercare
le affinità tra il suo mondo interiore e il mio.

La colazione per te è…?

Una coccola e per questo, quando sono a casa con moglie e figlio non ho bisogno di farla, mentre quando sono in albergo da solo il mio pasto mattutino è molto strutturato.

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