“Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza”


Fino al 1 marzo 2020 presso l’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale a Genova continua la mostra “Anni Venti in Italia. L’età dell’incertezza”, nella quale vengono rappresentati l’inquietudine e i grandi cambiamenti che hanno caratterizzato gli anni Venti del Novecento.

Un viaggio di indagine attraverso le arti plastiche e pittoriche, al fine di interpretare e comprendere questo periodo cruciale. Oltre 100 opere tra dipinti, sculture e disegni dei grandi protagonisti che hanno caratterizzato l’arte italiana durante quel periodo, tra cui Carrà, Casorati, De Chirico, Severini, Sironi, Depero, Prampolini, Wildt.

Gli anni Venti hanno rappresentato un momento di snodo per l’intero secolo: dal crollo delle certezze e dell’ottimismo che avevano pervaso il primo decennio (fino alla Belle Epoque) alla crisi mondiale del decennio successivo, culminata nel crollo di Wall Street dell’ottobre 1929, seguita dal progressivo affermarsi sullo scenario internazionale di regimi dittatoriali che porteranno alla deflagrazione della seconda guerra mondiale.

Nonostante la storiografia abbia messo in rilievo il carattere ruggente degli Anni Venti, questi si presentano come un’epoca caratterizzata da una generale sensazione di inquietudine che, in campo artistico, ha trovato riscontro in una vasta gamma di enigmatiche rappresentazioni di attesa. Nella sezione dedicata alle “Attese” le visioni enigmatiche di Carrà e Casorati rivelano una sotterranea tensione che lascia presagire un senso di sospensione. Nella sezione “Irrazionalità” angoscia, incubo e mistero vivono attraverso le opere esposte. La parte dedicata a

lla “Alienazione” sottolinea come il movimento futurista diede un contribuito essenziale alla creazione dell’immagine di un uomo nuovo, rivolto alla cultura della macchina.

La mostra si chiude con un omaggio all’Art Déco, dove si propone l’esplosione di eleganza e lusso, la voglia di divertimento ed evasione che rappresentò l’altra faccia dell’età dell’incertezza. Il quadro di Ardengo Soffici, Millenovecentodiciannove (Il Reduce), ha in sé il senso della sconfitta di un secolo, che si ripiega nella guerra e nelle sofferenze sociali

 

Film       
Cronache di poveri amanti
di Carlo Lizzani, 1954
(dal romanzo omonimo di Vasco Pratolini)

La locandina del film di Carlo Lizzani.
La locandina del film di Carlo Lizzani.

Ambientato a Firenze, nella primavera del
1925. Il giovane tipografo Mario si trasferisce
nel quartiere di Santa Croce, in via del Corno,
per stare più vicino alla sua innamorata,
Bianca, ritrovandosi a condividere le vicende
quotidiane degli abitanti di un piccolo
mondo popolare negli anni
dell’ascesa del fascismo. Il suo
padrone di casa è il maniscalco
Corrado, antifascista ed ex Ardito
del Popolo, come il suo amico
Ugo, venditore ambulante di frutta
e verdura, un tempo impegnato
in politica, ora dedito soprattutto a
donne e divertimenti. La piccola
via ospita un variegato universo
umano: un ragioniere, un legionario
fiumano, un ciabattino, il
proprietario dell’alberghetto che
ospita alcune prostitute, Alfredo
Campolmi, proprietario della pizzicheria
e fresco sposo di Milena
(immobile a letto ma costantemente informata
di quanto accade nella via). La quieta convivenza
in via del Corno è drammaticamente
spezzata quando Alfredo, appena sposato e
deciso a far prosperare la sua attività, rifiuta di
dare il suo contributo alla sezione del Partito
Fascista e subisce un brutale pestaggio, che
lo lascia pesantemente segnato nel corpo al
punto da dover cedere la pizzicheria.

 

 

Libro

La copertina del libro di Zelda Fitzegerald che riporta una sua frase: "Non voglio che tu mi veda diventare vecchia e orribile. Meglio sarebbe morire appena compiuti i trent'anni."
La copertina del libro di Zelda Fitzegerald che riporta una sua frase: “Non voglio che tu mi veda diventare vecchia e orribile. Meglio sarebbe morire appena compiuti i trent’anni.”

Lasciami l’ultimo valzer
di Zelda Fitzgerald, Bollati Boringhieri
Zelda Sayre Fitzgerald è stata la musa della
“età del jazz”, l’incarnazione di ciò che era
moderno e nuovo, il prototipo della ragazza
spregiudicata degli Anni Venti. Diceva di sé:
“Non avevo pensieri che per me stessa e non
avevo il benché minimo principio morale”.
Pubblicato nel 1932, è l’unico romanzo che
Zelda abbia scritto. Ambientato tra l’Alabama,
New York, la Francia e l’Italia, è la storia
di Alabama Beggs, bella e anticonvenzionale
fanciulla del Sud che sposa un artista,
viaggia con lui in Europa e conduce una vita
relativamente infelice, cercando di mettere
alla prova i suoi talenti artistici.
In gran parte è dolorosamente autobiografico;
il romanzo contiene episodi della sua vita
coniugale, tanti dei quali andranno a costituire
la materia di “Tenera è la notte”, capolavoro
di Francis Scott Fitzgerald.