Un nuovo ingombrante vicino


Come gli Stati Uniti hanno perso influenza in America Latina a favore della Cina.

Definita per anni il cortile di casa degli Stati Uniti, l’America Latina ha un nuovo, ingombrante, vicino: la Cina. Infatti, a dispetto della distanza fisica, il gigante asiatico sta guadagnando terreno sia in termini politici che economici: diminuiscono i Paesi come il Paraguay che riconoscono Taiwan e aumentano quelli che fanno affari con il Partito Comunista Cinese, che è diventato il primo partner commerciale del Sud America. Gli acquisti cinesi di minerali e di generi alimentari, che hanno sostenuto numerosi Paesi sudamericani negli anni post crisi del 2008, sono infatti proseguiti fino ai giorni nostri: carne da Uruguay e Argentina (primo importatore al mondo), rame dal Cile, olio dalla Colombia e soia dal Brasile. Per avere un’idea di ciò di cui si sta parlando, basta pensare che il commercio proprio tra la Cina ed il Brasile, la maggior economia dell’area, ha raggiunto i 100 miliardi di dollari nel 2019 (erano 2 miliardi nel 2000). Oggi il Brasile vende ai cinesi il 30% del suo export, l’80% della sua produzione di soia e il 60% di quella di materiale ferroso.Ma la collaborazione non si ferma al commercio internazionale.  Nel 2019 le aziende cinesi hanno investito 12,8 miliardi di dollari, con un aumento di oltre il 16% rispetto all’anno precedente, concentrati soprattutto nelle infrastrutture come porti, strade, dighe e linee ferroviarie. La China Cosco Shipping Company, con sede a Shanghai, sta costruendo un nuovo porto a Chancay, in Perù, per un investimento di 3 miliardi di dollari, per realizzare il terminale dell’ambizioso progetto (cinese anche questo) per la costruzione di una ferrovia transcontinentale che dovrebbe collegare le coste dell’Atlantico del sud a quelle del Pacifico, in Brasile e in Cile. Non per nulla, ben 19 governi latino-americani hanno sottoscritto l’iniziativa della Via della Seta (Belt and Road Initiative – BRI) per un network che raggiunge complessivamente la bella cifra di mille miliardi di dollari. Questo tipo di alleanze si traduce anche in termini politici importanti, ad esempio in sede di organizzazioni internazionali multilaterali come l’ONU, dove si sta assistendo ad una sempre maggiore disponibilità di molti di questi paesi a sostenere le iniziative del governo cinese. La pandemia, in un certo senso, ha aperto nuove strade nella sfida per ampliare le sfere di influenza della superpotenza orientale a livello internazionale: la prospettiva di poter ottenere in tempi rapidi e a costi contenuti i vaccini, è diventata un formidabile strumento diplomatico, anche in America Latina. D’altra parte, tanta “generosità” da parte del gigante asiatico non può certo essere ignorata, soprattutto quando sono in gioco la vita e la salute di milioni di persone e i programmi di aiuto internazionale come COVAX non stanno funzionando e anche le barriere ideologiche finiscono per indebolirsi. E gli Stati Uniti? Stanno a guardare? Certamente no. Ma diversamente dal passato, quando gli USA non hanno esitato ad intervenire – anche con brutalità – negli affari interni dei Paesi sudamericani, l’amministrazione Trump ha guardato a quest’area più come una serie di paesi in mano ai signori della droga, esportatori di carovane di migranti da respingere al confine, che a partner commerciali. Basta pensare che l’unica visita del presidente Trump nella regione è stata fatta nel 2018 a Buenos Aires, ma solo in occasione del summit G-20. Mentre nello stesso periodo il presidente Xi Jinping ha visitato ben 11 capitali latino americane. Oggi, con Joe Biden alla Casa Bianca, molti pronosticano che la battaglia per ribadire l’influenza nell’area ripartirà con rinnovata forza. Non solo per suo intimo convincimento, ma anche per la sua attività come Vice Presidente nell’amministrazione Obama, quando secondo molti osservatori internazionali, ha potuto sviluppare una profonda conoscenza dei dossier dell’America Latina. Se l’attitudine del nuovo inquilino della Casa Bianca porterà ad inaugurare un nuovo capitolo della Guerra Fredda sino-americana non è ancora chiaro e non va comunque dimenticato che la comunità cinese negli States è il più grande gruppo etnico di americani di origine asiatica. Ma quel che appare sempre più evidente, è che gli Stati Uniti non sembrano più avere alcuna intenzione e interesse a lasciare incustodito il cortile di casa.

 

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