Serena Rossi “Sono un’attrice che canta”


In poco meno di un anno ha dato voce a due miti di generazioni diverse: Mary Poppins e Mia Martini. Dalla soap opera “Un posto al sole” alle esibizioni in programmi in prima serata in Rai e alle espressioni talentuose in “Tale e quale show”, passando per alcuni musical e partecipazioni varie in film e fiction, Serena Rossi ne ha fatta di strada. Ama definirsi l’“attrice che canta” ma fino a questo momento il fiore all’occhiello della sua carriera è senza dubbio il ruolo di Mia Martini nel film “Io sono Mia”, la pellicola che ripercorre la vita della celebre cantante italiana.

Gli inizi di Serena Rossi

Serena ha iniziato come animatrice nei villaggi. A soli 17 anni, esordisce come cantante in “C’era una volta… Scugnizzi” di Claudio Mattone e Enrico Vaime. Negli stessi anni pubblica l’EP, “Amore che”. Contemporaneamente debutta al cinema e recita anche nella commedia “ Song’e Napule” dei Manetti Bros e in “Troppo Napoletano”, il suo primo film da protagonista. Si distingue come doppiatrice in alcuni film d’animazione. È il caso, nel 2013, del film Disney “Frozen” nel musical “Into the Woods”, dove interpreta Cenerentola. Poi concorre a “Tale e quale show” e, nel 2017, torna al cinema con “Ammore e malavita”, presentato alla Mostra di Venezia.
Nel 2018 Renzo Rubino la sceglie per duettare con lui a Sanremo. Città dove un anni dopo l’abbiamo incontrata, a poche ore dall’esecuzione di “Almeno tu nell’universo”, cantata insieme a Baglioni e con commozione proprio sul palco dell’Ariston.

Un ruolo delicato quello di Mia Martini: una delle voci più belle della storia della musica italiana con una storia travagliata culminata con la scomparsa nel 1995.

Sono orgogliosa di cantarla su questo palcoscenico dopo tutte le discriminazioni che ha subito proprio qui, portando in alto il suo nome a modo mio, senza imitarla. Il Festival ha rappresentato per lei il dolore più grande ma anche la sua rinascita: qui lei è tornata grande. Mi è stata data una possibilità che non mi capiterà mai più, anzi devo dire che lei porta tanta fortuna. Quando vai a toccare un personaggio che è nel cuore di tantissimi non puoi essere leggera e superficiale ma devi prepararti per bene e con metodo. Devo ringraziare Luca Barbareschi che si è battuto per realizzare questo film: nel 2015 ho fatto il provino, poi questo progetto è rimasto in un cassetto per tanto tempo ma lui era certo che l’avremmo fatto e così è stato. Mi diceva: “È giusto per Mimì, lo dobbiamo fare per lei”

Tanti tuoi coetanei non conoscono Mia Martini, la sua musica.

Il primo giorno di riprese sul set sono salita sulle scale dell’hotel proprio qui a Sanremo e ho detto a tutta la troupe: non ci conosciamo ma stiamo per fare tutti insieme una cosa davvero unica, un atto d’amore nei confronti di questa artista. I giovani macchinisti neanche la conoscevano ma alla fine del film tutti cantavano le sue canzoni. Ho vissuto questa esperienza con trasporto e ho cercato di trasmettere ai miei compagni di viaggio tutto l’amore che provo per Mimì.

In tanti l’hanno amata…

È così, incontro tante persone che l’hanno conosciuta e che completano il puzzle dell’idea che mi sono fatta di lei. Mimì non era affatto una donna triste e tormentata e parlando con le sue amiche storiche ho scoperto un sorriso che non tutti conoscevano.

È cambiato qualcosa in te dopo questa interpretazione?

Non riesco più a lasciarla andare via, nel senso che dalla lunga preparazione alle settimane di ripresa io penso di aver vissuto con lei un pezzo della sua vita, tutti i suoi dolori. Anche dopo il set tornavo a casa e continuavo a camminare come lei, a ridere come lei, al punto che Davide – il mio compagno – mi prendeva in giro per questo dicendomi: “Esci da questo corpo!”. Ho studiato per la prima volta veramente tanto, anche per una sorta di rispetto e avevo paura di deludere chi l’ha davvero conosciuta. C’è stato un grande studio alle spalle.

Cosa ti ha detto Loredana durante il Festival?

Ci siamo sentite dopo la sua esibizione all’Ariston e le ho scritto che era stata la numero uno e lei mi ha risposto di spaccare tutto. Ho fatto il tifo per lei, ha dimostrato di essere proprio in forma.

E dopo la prima del film cos’è successo con lei?

Avevo paura di non esserle piaciuta e pensavo che me lo avrebbe detto sicuramente. Ero terrorizzata. E invece c’è pure un video che ha immortalato il momento in cui lei incontrandomi mi dice: “Si vede che le hai voluto bene” ed io che scoppio a piangere dopo un secondo, poi ci abbracciamo. Ho rivisto questo video non so quante volte.

Come scegli i progetti, le sceneggiature?

Sono mossa sempre da entusiasmo e non mi piace chiudermi in una categoria. Mi sono sempre battuta per questo, mi piace essere libera. Ho iniziato cantando ai matrimoni e poi a recitare e così mi chiedevano sempre se volevo fare la cantante o l’attrice. Non ho mai scelto. Perché devo scegliere? Certo non potrei fare solo la cantante, anzi fare dischi sul serio lo lascio fare a chi lo sa fare davvero. All’inizio è stata dura ma ultimamente mi stanno capitando progetti in cui riesco a mettere insieme entrambe le cose. Scelgo quelli che mi divertono. Mi piace anche sperimentare, condurre. Ho provato pure in un periodo a fare l’attrice seria, impegnata, che è pure affascinante, ma non sono io.

Il prossimo progetto?

Dovrò girare un’opera prima per il cinema a Napoli e poi in autunno uscirà sempre per il cinema una commedia tutta al femminile, “Brave ragazze”, diretta da Michela Andreozzi con Ilenia Pastorelli, Silvia D’Amico, Stefania Sandrelli e Ambra Angiolini, con la partecipazione di Luca Argentero. Lì non canto, anzi no, canto ma solo in una scena. Mi capita che i registi scrivano scene e aggiungano parti cantate proprio per questa mia passione.

Tornando al film, il pregiudizio uccide?

Si dice che i napoletani siano scaramantici ma da quando ho fatto questo film non lo sono più, o almeno lo sono solo in positivo: ho dei riti stupidi e degli oggetti che mi ha regalato mia nonna che penso mi portino fortuna ma non credo più alla sfortuna. Una voce, partita pure per gioco, pensate cos’è arrivata a fare: un pregiudizio ha distrutto la vita di una donna. Un incidente stradale con dei morti e la colpa è di Mia Martini, una follia. Ci sono stati anni in cui il suo nome non si poteva nemmeno pronunciare, è assurdo. Lei è un grande esempio per tutti, di dignità e di eleganza, di rispetto anche per se stessi, anche quando il rispetto di te gli altri non ce l’hanno.

Quanto ti spaventano le critiche?

Sempre ma è normale. Più sale la responsabilità più aumenta il rischio. Agisco sempre con il cuore e con grande ricerca. Per esempio con Mia ho ascoltato le sue canzoni, le sue interviste per mesi e con la mia coach di canto ci siamo dette che non dovevamo imitarla. Anche il regista Riccardo Donna non voleva un’imitazione: “Dobbiamo evocarla – mi diceva – e reinterpretarla”. Ho cercato di arrivare alla sua anima, vocalmente lei è molto lontana da me, soprattutto nella seconda parte della carriera, dopo l’intervento alle corde vocali, aveva una voce molto sporca, impossibile da rifare. Questo film è un omaggio, non un voler essere tale e quale, anche se questa possibilità è partita anche grazie al programma tv ma questa è un’altra storia.

Sul set di “Un posto al Sole” hai conosciuto il tuo compagno, Davide Devenuto, che nella serie è Andrea Pergolesi. Tempo fa hai confessato che avete attraversato un periodo di crisi.

Un giorno ci siamo incontrati per caso alla stazione ed è bastato uno sguardo, ci siamo detti a vicenda: “Sapevo che ti avrei rivisto”. Lì ho capito che era lui quello giusto.

Lui è sempre presente alle tue prime,tu lo segui?

Non sempre, sono più pigra. Per esempio Davide gioca a golf e io ne vedo tanto ma in tv, così come seguiamo il Napoli. A due anni cantavo già “Maradona è meglio ‘e Pelè”, mio figlio si chiama Diego e ho detto tutto.

 

Sei nata da una famiglia di artisti: il padre chitarrista, la madre cantante, il nonno autore di canzoni. La musica, il ritmo e il mondo dello spettacolo entrano subito a far parte della tua vita.

Ho iniziato a cantare in pubblico più o meno a 13 anni, ai matrimoni e alle feste, ma a casa già cantavo che avevo un anno, mio padre mi faceva cantare Eros Ramazzotti e Marcella Bella.

La musica può salvare?

Direi di sì. Nella seconda parte del film si vede proprio che Mia viveva per la musica e che la musica l’ha salvata da tutta la cattiveria che ingiustamente ha dovuto subire. A me piace molto anche la parte iniziale del film che racconta gli esordi: da fan ero curiosa di sapere chi fosse prima di diventare famosa.

Come si canta Mia Martini?

Si canta con tutto il corpo, dal primo capello fino all’ultima unghia del piede.

Buona fortuna, è proprio il caso di dirlo! Lei sorride e ci saluta con gli occhi che sprigionano un’immensa felicità.