La calma e l’esercizio per coltivarla


Viviamo nei ritmi incalzanti del dover fare, dover dimostrare, dover essere. Nel mondo di oggi è sempre più difficile essere veramente se stessi, eppure ritengo che questo sia un diritto imprescindibile per ognuno di noi.

Come agire per arrivare a vivere al centro e non alla periferia della nostra esistenza? Sicuramente ci aiuta la meditazione, il soliloquio, la calma. Abbiamo bisogno di staccarci ogni tanto da tutto e da tutti, non forzatamente, bensì come scelta consapevole.
Riuscire a coltivare la calma diventa un esercizio prodigioso per i suoi tanti effetti benefici. Certo non è semplice: l’esercizio della calma richiede silenzio, respiro diaframmatico, pazienza e concentrazione. La calma ci permette di vedere in rassegna le nostre esperienze con distacco, uscendo dagli schemi perimetrali che ci proiettano nella scena con il ruolo da protagonisti oppure antagonisti. Diventando pacatamente spettatori nell’osservare i contesti scenici e le situazioni ci sentiamo sollevati da qualsiasi forma di giudizio.

In certi momenti serve raccogliersi in se stessi, nella solitudine e tranquillità, per esaminare ciò che abbiamo vissuto, le nostre azioni, i nostri pensieri, rallentandone il fluire che spesso è la causa del disordine e della confusione emotiva. Le parole vanno analizzate con metodo, soppesate con distacco dalle azioni che le hanno generate, affinché assumano il valore appropriato. Non stiamo cercando la redenzione e tanto meno il pentimento. Semplicemente rivediamo tutto sotto una nuova luce che ci permetta di comprendere gli eventuali errori, gli angoli dimenticati, i sospiri repressi, i desideri dimenticati.

E mentre il respiro si fa sempre più lento, più ampio, più profondo, ci stiamo avvicinando alla calma interiore, imparando a distinguere l’essenziale dal non essenziale, ciò che è veramente importante da ciò che è superfluo, gli affetti dalle afferenze. La calma ci permette di essere più tolleranti verso gli altri e verso noi stessi, ci induce a perdonare e a vivere con distacco le offese perpetrate da altri, volontarie o involontarie.

Una riflessione scaturisce dalle parole di Osho Rajneesh: “Puoi farlo solo tu. C’è chi consiglia di fare questo e quello per essere se stessi. L’esperienza insegna invece che dobbiamo smettere, finirla di fare chissà cosa per essere noi. Tu non puoi essere altro che te stesso. Allora rilassati. L’esistenza ha bisogno di te così come sei”.
Nel bailamme della quotidianità possiamo trovare il rifugio nella mente quando ne sentiamo il bisogno. Allontaniamoci dalla realtà circostante anche solo per cinque minuti di riflessione, e possiamo farlo camminando o rimanendo fermi. Il dono dell’energia che ne scaturisce è straordinario e ripetibile ogni volta che ne sentiamo la necessità, oppure diventare una costante nella ricerca di quella serenità a cui tutti aneliamo e sappiamo essere una parentesi nella nostra vita

 

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