Amadeus presenta Arena ’60- ’70- ’80


Verona è la sua città e per la prima volta il conduttore televisivo è il padrone di casa di  due serate musicali nella splendida cornice della celebre Arena.

L’Arena di Verona è stata la location nella quale si è svolto, il 12 e il 14 settembre, un evento per rivivere tre decenni iconici della musica italiana con ospiti nazionali e internazionali.
“Arena ’60-’70-’80”, il doppio appuntamento prodotto da Arcobaleno Tre che verrà trasmesso a ottobre su RAI 1 e su Radio2, ha avuto come conduttore Amadeus, vissuto proprio nella città di Giulietta e Romeo, ma che non ha mai presentato uno spettacolo all’Arena di Verona.
Nel più grande teatro al mondo, simbolo del tempio della musica, ad essere protagoniste sono state le hit più significative che hanno fatto cantare e ballare l’Italia negli anni ’60-’70-’80 e non solo.
La doppia serata, prodotta e realizzata da Niccolò Presta, ha contato su uno staff d’eccezione composto
da Stefano Vicario, già regista del Festival di Sanremo, e da molti autori della kermesse canora più famosa d’Italia.

Plus Magazine ha raggiunto Amadeus Direttore Artistico,
conduttore e dj delle due serate.

Finalmente un progetto in presenza. Emozionato?
“Arena ‘60-‘70-’80” doveva essere portato in scena già lo scorso anno, ma la pandemia ci ha bloccati. Sono stato quindi davvero contento di poter realizzare questo evento atteso così a lungo.
La musica da sempre unisce le persone e mai come in questi mesi di lockdown abbiamo sentito il bisogno di essere meno
isolati e di far parte di un gruppo.
Lo spettacolo è stato un momento di riunione, una grande festa per tutti.

Cosa rappresenta per te il pubblico?
È estremamente importante e al Festival di Sanremo ce ne siamo resi conto. Infatti le prime registrazioni sono state agghiaccianti perché il silenzio in uno studio televisivo, in teatro o su un set è terribile. Avere circa 6.000 persone davanti è fantastico perché è il pubblico che ti aiuta a condurre
e poi come si fa ad avere tanta bella
musica e non cantare e ballare insieme?

A proposito del Festival di Sanremo. Condurrai una terza edizione?
Lo farò. Per me è un prestigio presentare il Festival di Sanremo e ne sono onorato. Ho sempre detto che ho un rapporto splendido con la Rai e i due Festival precedenti sono stati intensi e molto diversi tra loro.
Abbiamo voluto evitare che l’edizione 2021 venisse sospesa, ma è stata faticosa per me e per tutti coloro che vi hanno lavorato. La Rai ha girato un documentario bellissimosull’ultimo Festival, molto toccante, in cui si rimanda agli Italiani ciò che è stata la kermesse dello scorso anno e presto verrà trasmesso in TV.
Al di là dei problemi legati al Covid-19, la qualità della musica proposta nella scorsa edizione ha raggiunto livelli davvero alti e sicuramente vogliamo proseguire su questa strada.

Di “Arena ‘60-‘70-’80“ sei il conduttore, il Direttore Artistico e il dj.
Parliamo degli artisti?
Ad ottobre in TV vedrete gli Europe, Umberto Tozzi e Raf, Loredana Bertè, Patti Pravo e tantissimi altri grandi interpreti della musica italiana. Sarà un’emozione poter riascoltare con il pubblico brani come I like Chopin di Gazebo,
Easy lady di Spagna, Splendido splendente di Donatella Rettore, Vamos à la playa dei Righeira e non solo.
Sarà un momento di festa e da dietro una consolle vi proporrò il mio repertorio da dj-vocalist e la mia playlist.

Ci saranno dei giovani che canteranno
con i protagonisti?
All’Arena di Verona ci saranno solo gli interpreti originali che ci faranno rivivere i ricordi e le emozioni della musica di quel tempo. In quei trent’anni abbiamo avuto dei protagonisti meravigliosi e ci sarebbe da raddoppiare il numero delle serate per dare spazio a tutti.

Musicalmente, cosa abbiamo perso e cosa abbiamo guadagnato oggi rispetto alle tre decadi presentate ad “Arena ‘60-‘70-’80”?
Credo che ogni decennio musicale abbia regalato ottima musica. I tre che presentiamo sono stati fortemente iconici, ma anche gli anni ’90 e i 2000 hanno proposto canzoni meravigliose.
Ho una figlia di 23 anni che ascolta rap, ma conosce la musica degli anni ’60 e ’70 perché quando andava in discoteca la ballava. Guarda il Festival di Sanremo: Orietta Berti è tornata in classifica e adesso canta con Fedez e Achille Lauro ed è diventata un mito per le ragazzine. Le due serate all’Arena non sono un amarcord perché non amo la nostalgia. Sono invece un evento per essere allegri tutti insieme.

Verona è la tua città. Ci regali un ricordo?
I miei genitori sono siciliani e si sono trasferiti a Verona quando avevo 6 anni. Ho vissuto qui fino a 20 anni quando mi sono trasferito a Milano. Tutta la mia avventura è partita da questa città, incluso l’esordio con Blu Radio Star che trasmetteva a Borgo Venezia e si sentiva solo in quella zona.
Gli amici di Borgo Trento non credevano che lavorassi in radio per cui dovevo portarli da quelle parti per convincerli.
Un altro ricordo è legato al Festivalbar, che ho sempre sognato di condurre. Pensa che durante un Festivalbar ho firmato il mio primo autografo come Amedeo Sebastiani che ha intervistato i Pooh perché delle loro fan, vedendo la scena, erano in delirio. A Verona ho conosciuto il patron Vittorio Salvetti che, per liberarsi di me, mi presentò a Claudio Cecchetto che mi disse di mandargli un provino a Radio Deejay.
Lui però sceglieva solo dj milanesi perché altrimenti avevano nostalgia di casa, così mentii e dissi che vivevo a Milano.
Gli portai il provino il venerdì e il lunedì iniziai a lavorare. Cercai subito un albergo a una stella vicino a Radio Deejay e per tre mesi feci il pendolare tra Verona e Milano, ma ero così stanco che alla fine presi casa a Milano.

Hai citato il patron del Festivalbar. Cos’ha rappresentato per te Salvetti?
È stato un secondo padre perché ha creduto in me, mi ha fatto condurre 5 edizioni del Festivalbar e mi ha incluso nella Direzione Artistica dell’evento. Purtroppo in quei 5 anni nessuna finale fu all’Arena di Verona perché il Ministro dei Beni Culturali e Ambientali Ronchey voleva che in quella location si suonasse solo musica lirica. Ovviamente quando smisi di condurre il Festivalbar lo spettacolo tornò lì. A 59 anni presenterò per la prima volta all’Arena e per me è un’emozione grande.

Una canzone dell’Amadeus ragazzino che ti ha cambiato la vita?
Alan Sorrenti con Tu sei l’unica donna per me è stata una melodia significativa, ma per la mia generazione tutte le canzoni
dell’epoca hanno rappresentato momenti importanti.

Un bilancio personale dopo quest’anno pandemico?
Come Direttore Artistico e conduttore del Festival di Sanremo sono entrato in una macchina pazzesca che mi ha fatto crescere a livello personale e professionale. La kermesse del 2020 è stata per certi versi facile: c’erano le persone, gli artisti e un’energia pazzesca. L’edizione successiva è stata surreale perché tanti progetti che volevamo portare in scena sono sfumati per colpa della pandemia. Questo è stato il Sanremo del ce la dobbiamo fare e secondo me il pubblico lo ha capito ed ha condiviso con noi le difficoltà e le emozioni.