Era il 2005, finite le vacanze di agosto, l’idea di sempre, di migliorare l’opuscolo delle convenzioni, stava finalmente prendendo forma. Perché non trasformarlo in una vera rivista periodica, pensata per gli iscritti? Non c’erano piani editoriali, né finanziatori, né una linea grafica. Solo un piccolo ufficio e due persone che cercavano di dare vita ad un nuovo progetto.
Io e il mio collega Marcello ci scambiavamo idee tra pile di fogli e tazze di caffè, cercando di capire da dove cominciare. “Conosco due brave giornaliste”, disse lui ad un certo punto, “magari hanno qualche contatto”. Poche ore dopo avevamo in mano un numero di telefono: quello di Edelfa Chiara Masciotta, appena incoronata Miss Italia. Avevamo la nostra prima intervista. Avevamo, incredibilmente, la nostra prima copertina. Da quel momento, tutto si è mosso in fretta, o almeno così ci è sembrato.
Non avevamo un programma ma avevamo entusiasmo. I primi numeri li abbiamo costruiti un po’ alla volta, tra telefonate curiose, bozze corrette a penna e impaginazioni artigianali. Chiedevamo articoli a chiunque sapesse scrivere e avesse qualcosa da raccontare. Ricordo la corsa per chiudere i testi in tempo per la stampa, l’emozione di vedere le prime copie fresche di tipografia e l’orgoglio di sfogliare quella che non era più un’idea, ma una rivista vera. Dopo il primo numero capimmo che il difficile non era cominciare, ma continuare. Servivano metodo e organizzazione: una scaletta, rubriche fisse, una rete di collaboratori. Cresceva anche l’ambizione: personaggi noti, interviste esclusive, articoli che lasciassero
il segno. Non sempre ci prendevano sul serio, ma ogni numero era un piccolo traguardo. Anche l’aspetto economico pesava. La rivista doveva autofinanziarsi, e per farlo servivano inserzionisti. Ma convincere le aziende o le realtà locali non era semplice: eravamo piccoli e fuori dai circuiti, e oltretutto senza numeri da mostrare. Ogni spazio pubblicitario venduto era una conquista e ogni intervista una vittoria. Anche i lettori ci scrivevano, alcuni per ringraziarci, altri per proporre argomenti e altri per criticarci.
Passo dopo passo la rivista cresceva, era chiaro che non era più solo una pubblicazione sporadica, ma qualcosa di più e questa era la nostra vera soddisfazione. Col tempo, Plus Magazine ha iniziato a prendere una forma più definita. Ogni numero usciva con maggiore puntualità e coerenza, più attenzione ai dettagli e con una grafica più curata. Le nostre collaborazioni si sono rafforzate, i nomi importanti cominciavano a rispondere alle nostre richieste e anche la pubblicità aveva trovato una sua stabilità. Alcune rubriche sono diventate appuntamenti fissi, seguite dai lettori. Anche i temi si sono evoluti: abbiamo imparato a parlare di innovazioni tecnologiche e digitali, di luoghi e mete da esplorare, delle nuove tendenze moda, ma anche a raccontare storie capaci di ispirare.
Ripercorrere le tappe che hanno scandito il nostro percorso nella diffusione della rivista è come vedere sfilare la nostra storia editoriale:
• 2005: nasce Plus Magazine a Torino, spedito ai 6.000 soci torinesi;
• 2009: arriva la versione digitale, sfogliabile online, una novità assoluta per allora;
• 2010: la rivista diventa nazionale, inviata a oltre 110.000 iscritti;
• 2018: nasce il sito www.plusmagazine.news;
• 2019: arrivano i profili social su Facebook e Instagram.
Nel tempo abbiamo pubblicato oltre 300 interviste, ospitando nomi come Johnny Depp, Madonna, George Clooney, Monica Bellucci, Sharon Stone, Rupert Everett, Robert Redford, Yoko Ono, Riccardo Scamarcio, Roberto Bolle, Raul Bova, Giorgia, Marco Mengoni, Michelle Hunziker, solo per ricordarne alcuni, o perlomeno, i più celebri. Ecco dove siamo oggi. Vent’anni dopo quel tavolo pieno di fogli e caffè, la nostra rivista è diventata qualcosa di più di un semplice “libretto delle convenzioni”: è un’occasione di dialogo, un punto di riferimento, un contenitore di storie, volti e idee.
Non è stato facile, ma ogni numero, ogni pagina è stato un piccolo successo. E allora, oggi, vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla crescita di Plus Magazine. Grazie a tutti i giornalisti che con passione hanno raccontato, approfondito, osservato; grazie ai consulenti che hanno dato saggezza e direzione; grazie ai grafici che hanno trasformato fogli e idee in un’impaginazione capace di attrarre lo sguardo; grazie agli inserzionisti che hanno creduto nel progetto e contribuito alla sua sostenibilità; grazie ai lettori che ci hanno seguito, critici o entusiasti, ma sempre partecipi, senza i quali non avrebbe senso continuare. Il futuro è ancora tutto da scrivere. Forse passerà per nuove piattaforme, nuovi formati, nuove collaborazioni. Ma una cosa è certa: questo gruppo (che trovate a questo link), fatto di persone concrete e appassionate è la vera forza. E a tutti voi che avete contribuito a costruire questo cammino, va il nostro sentito ringraziamento, per la fiducia, per la creatività e per la perseveranza.
Auguro a tutte e tutti un buon 2026!



















