Beato chi sa ridere di sé stesso. Parola di Federico Basso


Il vincitore della quinta stagione di LOL anche nel 2026 sarà a teatro con “Profilo Basso”. Uno spettacolo ad alta carica di risate

Volto storico del programma televisivo Zelig, Federico Basso è sia un comico dall’alta carica di ironia sia un autore televisivo di successo. Grande estimatore della stand-up comedy, la sua presenza scenica è fortemente influenzata dalla tradizione umoristica italiana. Oltre al cabaret si è cimentato con ottimi risultati anche nei match d’improvvisazione teatrale e in televisione ha partecipato all’edizione del 2025 di LOL, dove è stato il vincitore della quinta stagione. Sempre in TV lo abbiamo visto al Festival di Sanremo e in format come Only Fun, Comedy Match, Geppy Hour e altri. Dopo il successo dello spettacolo teatrale Profilo Basso, l’artista torinese riporta il suo One Man Show in una nuova tournée che è iniziata lo scorso 4 settembre da Milano e che nel 2026 toccherà molte delle principali città italiane. Unico protagonista sul palco, Basso racconta la vita di tutti i giorni vista sotto diverse sfaccettature. Un viaggio all’insegna del “beato chi sa ridere di sé stesso perché non finirà mai di divertirsi”. Che dire? Possiamo dargli torto?

Partiamo dalla fine: Profilo Basso è un vero trionfo. Cosa succede sul palco?
Succede che parlo con il pubblico della mia esperienza di vita da neocinquantenne. Il mio è un linguaggio leggero, disincantato e mai volgare. In un’epoca di grande presenza di stand up comedy, personalmente sono legato al cabaret della vecchia scuola, quello per famiglie. Il miglior complimento che posso ricevere, infatti, è quando mi viene detto che non uso parolacce. Questo mi fa piacere perché avendo una formazione che proviene dall’oratorio, ho scelto volontariamente di non ricorrere a volgarità e ad argomenti pesanti. Viviamo in un’epoca in cui è normale alzare la voce per essere ascoltati, il mio stile invece è stato definito simile all’aplomb inglese e devo dire che mi lusinga. Per quanto riguarda lo spettacolo, che è prodotto da Real Comedy – parte del gruppo Realize Networks – ed è distribuito da Duepunti S.r.l., ci sono stati diversi sold-out. Sono contento che le persone abbiano voglia di divertirsi insieme a me.

Nel 2026 sarai praticamente sempre in tournée. L’accoglienza del pubblico cambia a seconda delle città?
Penso che ogni città abbia il proprio pubblico e i propri comici di riferimento. In Italia ci sono grandi scuole di comicità come quella toscana o romana e ognuna ha i propri seguaci. Quando sei sul palco i primi cinque minuti sono i più decisivi, ma grazie alla mia esperienza ho delle battute che sono delle cartine di tornasole che mi aiutano a capire come andrà la serata. In generale, però, se una persona paga un biglietto vuol dire che sceglie di ascoltare il mio umorismo, che è più di testa che di pancia, e questo mi rassicura quando sono on stage.

Qual è il segreto per far ridere?
Sicuramente una buona dose di autoironia. Viviamo in una società iper-performante che richiede livelli di prestazione talvolta irraggiungibili. Sapere quali sono i propri limiti è giusto e condividere delle esperienze rendendole normali, umane direi, è quasi terapeutico. Ovviamente non ho la pretesa di rendere migliori le persone, ma se per quasi due ore le faccio stare bene, allora vuol direi che il mio lavoro l’ho fatto. Io, ad esempio, non parlo di attualità proprio per creare una sorta di giardino segreto dove il pubblico può essere tranquillo e rilassato, anche perché chi viene a vedermi a teatro vuole divertirsi e questo è il mio compito.

Quando hai deciso di fare della comicità la tua professione?
Nella metà degli anni ’90 quando facevo il montatore cinetelevisivo, la mia grande passione che è rimasta viva ancora oggi e infatti monto io i miei video su Instagram. Tutti mi dicevano che ero bravo a far ridere, così ho iniziato con l’improvvisazione teatrale. Essere sul palco senza un testo è stato utile e formativo e solo dopo ho unito un altro amore, che è quello della scrittura.

Ricordi il tuo primo testo comico?
Era totalmente autoironico perché giocavo con il mio cognome e la mia altezza. Ho la fortuna di chiamarmi Basso, in antitesi con la mia statura, e in molti credevano che fosse inventato. Ricordo che a Zelig Claudio Bisio mi chiese se Federico Basso fosse un nome d’arte e risposi: sì, in effetti mi chiamo Maurizio Basso, che in realtà è mio fratello. Molta della mia comicità degli esordi era legata all’altezza: ad esempio, sottolineavo che, se c’è una rapina in banca, non mi prendono come ostaggio perché è scomodo portarmi via. Proprio ieri in aeroporto mi ha fermato una ragazza dicendo che non trovava sul web la mia clip sul mignolo sbattuto contro la gamba del letto dove spiegavo che, essendo alto, il dolore arriva dopo. Hai tempo di alzarti, andare in bagno, tornare a dormire per poi svegliarti per il male! Mi fa davvero piacere che la gente ricordi battute di 20 anni fa nonostante la grande proposta di comici che c’è oggi.

Prima di diventare Federico Basso cosa facevi?
Mi sono diplomato e, come ti ho detto, volevo fare il montatore. Ho lavorato a lungo al telegiornale di Mediaset e nel 2004 Giancarlo Bozzo, Direttore artistico di Zelig, mi disse che avevo le potenzialità per fare il comico e avere successo, così ho fatto il grande salto. Mi sono fidato della sua esperienza e ho fatto della mia passione un lavoro.

Il tuo humour dalla televisione è approdato al mondo dei social dove sei diventato un personaggio virale. Che rapporto hai con Instagram & Company?
Appartengo alla generazione del tubo catodico dove la popolarità arrivava attraverso la TV. Noi comici di un’altra epoca, TikTok e gli altri canali li vedevamo come qualcosa di difficile a causa della diversità di linguaggio. Salvo Spoto, un ex collega che oggi è il mio agente, mi ha detto che avevo i requisiti per sfondare anche sui social, così, goffamente, sono entrato in questa festa alla quale non ero stato invitato. Mi sono mosso in un mondo sconosciuto e piano piano ho imparato a utilizzare questo nuovo strumento, divertendomi e facendo divertire.

Secondo te il linguaggio comico si è evoluto con i social?
Più che altro è cambiato perché hai poco tempo per catturare l’attenzione quindi devi dire la battuta giusta per far ridere i follower. Oggi il vero competitor è l’Intelligenza Artificiale che crea video accattivanti e di grande appeal. Si sta creando un magma dove è difficile distinguere realtà e finzione. Io uso l’IA, ma per non perdersi bisogna mantenere un certo distacco.

Come riesci a non ridere alle tue battute?
Non è facile, ma la mia è una scelta. Ridere sul palco è una sorta di aiuto che si chiede al pubblico. Io invece voglio lasciare la battuta al giudizio dello spettatore. All’inizio fa paura il silenzio davanti a una sala piena, ma con l’esperienza quel silenzio può fare la differenza e lo puoi usare a tuo favore.

Come speri che sia il tuo 2026?
Da buon piemontese vivo all’insegna dell’esageruma nen per cui potrei dirti che spero di avere di più, ma il 2025 è andato davvero molto bene per cui sarei soddisfatto di replicare. Ho avuto tanti successi dal punto di vista personale e professionale, uno fra tutti la vittoria di LOL. Come dicono ad Affari Tuoi, il programma televisivo di Stefano De Martino: accetto l’assegno e vado via tranquillo.

 

Credit photo Eracreaart