Negli ultimi anni l’età di accesso alle tecnologie digitali si è progressivamente abbassata. Oggi, per la maggior parte dei bambini e ragazzi della nuova generazione Alfa, tra gli 8 ed i 16 anni, l’utilizzo di internet, dello smartphone e delle applicazioni mobili non rappresenta una novità, ma una componente strutturale della quotidianità. Comunicazione, intrattenimento, apprendimento e socializzazione passano sempre più spesso attraverso uno schermo, rendendo necessario un approccio consapevole e informato sul tema.
Smartphone: il primo vero computer personale
Lo smartphone è diventato il primo dispositivo tecnologico con cui i bambini anche in tenerissima età vengono in contatto. A differenza del computer di casa o del tablet condiviso, il telefono accompagna il minore ovunque, garantendo un accesso continuo alla rete. Dal punto di vista tecnologico, questo significa esposizione costante a notifiche, flussi informativi e video di ogni genere.
Lo smartphone è diventato un hub di servizi digitali non un semplice strumento di comunicazione, un oggetto che tra l’altro apprende le abitudini dell’utente. Per un minore, ciò comporta benefici in termini di facilità d’uso e personalizzazione, ma anche rischi legati alla dipendenza, alla distrazione continua e alla difficoltà di autoregolazione.
Le app e i social network
Le applicazioni più utilizzate dai ragazzi includono piattaforme di messaggistica, social network, servizi di video sharing, giochi online e app educative. Dal punto di vista tecnologico, molte di queste app utilizzano meccanismi di coinvolgimento avanzati: notifiche push, ricompense variabili, avvio automatico dei contenuti, sistemi di like competitivi e “meritocratici”.
Questi strumenti, sebbene efficaci nel mantenere alta l’attenzione, possono incidere sulla capacità di concentrazione e sulla percezione del tempo. Nei più giovani, il cervello è ancora in fase di sviluppo e risulta particolarmente sensibile agli stimoli rapidi e ripetitivi tipici dell’ambiente digitale. La tecnologia, quindi, non è neutra: il design delle piattaforme influenza in modo diretto il comportamento.
L’evoluzione di Internet
Internet rappresenta una risorsa straordinaria per l’accesso alla conoscenza da parte dei giovani e dei più piccoli. Tutorial, corsi online, strumenti collaborativi e contenuti educativi permettono ai più piccoli di sviluppare competenze digitali, creative e critiche. In ambito scolastico, l’integrazione tra didattica tradizionale e strumenti digitali è ormai una realtà consolidata.
Parallelamente, però, la rete espone i ragazzi a rischi concreti: contenuti inappropriati, disinformazione, cyberbullismo, violazioni della privacy e contatti indesiderati. Dal punto di vista tecnologico, i sistemi di parental control esistono, ma non sono infallibili e a volte difficili da configurare. Gli algoritmi di moderazione dei contenuti, basati su Intelligenza Artificiale, faticano ancora a interpretare correttamente il contesto e le sfumature del linguaggio.
Dati personali e identità digitale
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la gestione dei dati personali e della privacy. Ogni interazione online genera informazioni: posizione, preferenze, cronologia, relazioni sociali. I minori, per definizione, hanno una consapevolezza limitata del valore dei dati e delle implicazioni a lungo termine della loro condivisione.
La costruzione dell’identità digitale inizia sempre prima e avviene spesso senza una reale comprensione dei meccanismi di profilazione. Le piattaforme raccolgono dati a fini commerciali creando profili che possono influenzare contenuti suggeriti, pubblicità e persino opportunità future. Educare i ragazzi alla cittadinanza digitale significa anche spiegare come funzionano questi sistemi invisibili.
Il ruolo degli adulti per una tecnologia responsabile
Genitori ed educatori si trovano di fronte a una sfida complessa: accompagnare i minori nell’uso delle tecnologie senza demonizzarle né subirle passivamente. Come già accennato, dal punto di vista tecnologico, oggi esistono strumenti di controllo del tempo di utilizzo, monitoraggio delle app e gestione dei contenuti, integrati direttamente nei sistemi operativi.
Tuttavia, la tecnologia da sola non basta. È fondamentale affiancare alle soluzioni tecniche un dialogo costante, basato sulla fiducia e sull’educazione critica. Comprendere come funzionano le piattaforme: chiedersi perché certe app risultano così attraenti e quali logiche economiche le sostengono, permette agli adulti di svolgere un ruolo attivo e credibile.
Le istituzioni stanno iniziando ad essere consapevoli
Negli ultimi mesi il dibattito internazionale sull’uso dei social media da parte dei minorenni ha fatto un salto di qualità: sempre più governi stanno discutendo leggi non solo per filtrare i contenuti inappropriati o limitare il tempo di utilizzo, ma per interdire l’accesso a determinate piattaforme sotto una certa età. Le discussioni più avanzate ad oggi riguardano Australia e Regno Unito, due Paesi che hanno adottato o stanno valutando misure radicali per proteggere la fascia fino ai 16 anni dai potenziali danni della rete.
L’Australia ha fatto notizia nei mesi scorsi approvando una legge che obbliga le piattaforme social a impedire ai minori di 16 anni di avere un account su servizi come TikTok, Instagram, Snapchat, Facebook, X, Reddit, Twitch e YouTube.
La normativa prevede che dal gennaio 2026, i social network non possono più permettere a minori di 16 anni di creare o mantenere un account. Chi non si adegua rischia multe fino a 50 milioni di dollari australiani. È importante notare che la legge non vieta completamente la navigazione su questi siti: i minori possono ancora vedere contenuti pubblici senza login, ma senza account non avranno timeline personalizzate, social feed, like o chat.
La tecnologia di verifica dell’età per ora però non è perfetta: i sistemi di riconoscimento facciale o dei documenti d’identità possono commettere errori o essere aggirati, e alcuni minori già usano “trucchetti” come falsi dati o VPN per sembrare maggiorenni. C’è inoltre il pericolo che vietare l’accesso favorisca il passaggio verso servizi ancora meno regolati
Nel Regno Unito la situazione è in rapida evoluzione: il governo UK, alla data dell’articolo, non ha ancora approvato un divieto formale, ma sta valutando seriamente un modello simile a quello australiano. Nelle ultime settimane vari media internazionali riportano che l’esecutivo stia esplorando un divieto di social media per minori di 16 anni.
Anche in Italia la questione inizia ad essere discussa.
Il Politecnico di Milano ha inaugurato un’importante nuova iniziativa di ricerca e analisi dedicata alla relazione tra i minori e il mondo digitale: l’Osservatorio Digital for Kids & Teens. Si tratta di un progetto che nasce dall’esperienza consolidata degli Osservatori Digital Innovation della School of Management dell’Ateneo milanese, una rete di oltre 50 osservatori tematici che da anni monitorano le trasformazioni indotte dal digitale in vari ambiti della società, dell’economia e della tecnologia.
Il nuovo osservatorio si pone l’obiettivo di analizzare in profondità opportunità e rischi associati all’uso delle tecnologie digitali da parte di bambini e adolescenti, un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico e nelle politiche educative. Con l’aumento dell’accesso a smartphone, piattaforme social, strumenti di Intelligenza Artificiale e contenuti digitali, cresce infatti anche la complessità delle esperienze digitali dei più giovani, con implicazioni che toccano salute, benessere, apprendimento, socializzazione e sicurezza online.
Il lancio dell’Osservatorio, presentato in un consesso in cui esperti di settore hanno condiviso riflessioni e dati preliminari e nel quale abbiamo avuto l’onore di essere invitati, ha posto l’accento sulla necessità di un approccio multidisciplinare e collaborativo che coinvolga non solo il mondo accademico, ma anche famiglie, scuole, istituzioni e imprese tecnologiche.
Tra le attività dell’Osservatorio sono previste ricerche, workshop, convegni e tavole rotonde che coinvolgeranno esperti di pedagogia, psicologia, tecnologia e policy. L’intento è quello di costruire una base di conoscenza solida e aggiornata sulle dinamiche emergenti, per orientare decisioni informate su temi quali cyberbullismo, dipendenza da schermi, educazione digitale e ruolo dell’Intelligenza Artificiale nella vita dei più giovani.
La ricerca di un equilibrio tra mondo digitale e mondo reale
L’utilizzo di internet, smartphone e app da parte dei minori non è certamente un fenomeno temporaneo, ma un aspetto che porterà ad una trasformazione strutturale della società. Il vero obiettivo non è limitare l’accesso alla tecnologia, bensì promuoverne un uso equilibrato, consapevole e sicuro. In un contesto sempre più digitale, la competenza tecnologica diventa una forma di alfabetizzazione essenziale. Uno dei problemi più evidenti con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale è la difficoltà di distinguere tra la realtà e la simulazione. Tra il vero ed il falso. Sarà questa la vera sfida delle future generazioni.


















