Giuseppe Giacobazzi e la sua Osteria


Noto per la sua capacità di raccontare la quotidianità con un tocco di comicità in salsa romagnola, il comico torna a teatro con Osteria Giacobazzi, portando in scena tutto il meglio del suo umorismo

“Dalla Romagna, Giuseppe Giacobazzi”. Bastano queste quattro parole per far partire un fragoroso applauso. Accade a Zelig, così come nei teatri italiani. Romagnolo doc, ma bolognese d’adozione, ha fatto del suo accento un marchio di fabbrica, portandolo in giro per tutta Italia con i suoi spettacoli.
Classe 1963, il comico nato ad Alfonsine, in provincia di Ravenna, inizia il suo percorso artistico nei panni di un contadino romagnolo semianalfabeta che si diletta a comporre poesie. La svolta arriva dall’incontro con il comico Duilio Pizzocchi che lo accoglie come ospite fisso in uno show radiofonico in onda su diverse emittenti locali emiliane. Poi la TV, prima su Rai 2 nella sitcom Tisana BumBum e poi dal 2005 a Zelig. Una carriera che supera i vent’anni di palcoscenico, celebrati proprio con il ritorno a Zelig, in occasione del trentennale della trasmissione che lo ha fatto conoscere al grande pubblico.
In teatro lo ritroviamo invece per tutta la primavera con il suo “Osteria Giacobazzi”: sul palco una decina di tavoli, imbanditi con vino e vettovaglie, ospitano persone prese a caso tra il pubblico e sedute accanto ad artisti sempre diversi, passati a trovare l’oste, che è proprio lui, il comico romagnolo. Il risultato è uno show esplosivo, ogni sera unico e irripetibile, dove si alternano interviste, racconti, aneddoti di vita vissuta, performance e tante sorprese.

Qualche giorno prima di salire sul palco del Teatro Concordia di Venaria Reale, lo abbiamo intercettato al telefono per parlare della sua osteria e non solo. Era a Bologna, dove vive.
Sono impelagato nel traffico cittadino che è esattamente uguale a quello di Milano nonostante siamo in una città che è quattro ma anche cinque volte più piccola. Trenta, quaranta anni fa sì che Bologna era una città spettacolare.

Nostalgia del passato?
A noi anziani prende sovente il sopravvento dei ricordi. Se mi sentisse mia figlia riderebbe di me, ma ormai ne sono consapevole.

Nella tua Osteria si torna a respirare proprio l’aria di quella Bologna, notturna e libera.
Esatto, la Bologna delle osterie dove anche un romagnolo emigrato può ritrovarsi. Osteria Giacobazzi è per me un ritorno alle origini, all’Osteria dove virtualmente tutto è iniziato. Io ho fatto l’oste in tempi non sospetti, erano gli anni Ottanta. L’oste proprio a Bologna quindi ho vissuto quel clima e quei momenti quando chiunque poteva mettersi in gioco. Avevamo sempre pianoforte e chitarra a disposizione di chiunque avesse voglia di suonarli, per cui riproporre quel clima mi è venuto naturale.

Poi dopo tanti spettacoli in solitudine hai pensato di riunire un po’ di artisti insieme a te sul palco.
Sono gli amici, quelli storici, con i quali abbiamo sempre fatto qualcosa e quindi di conseguenza è nata una simbiosi fantastica. Ci divertiamo un sacco in scena, anche perché non esiste un copione.

La cucina ormai è diventato un must del nostro tempo. Siamo tutti chef quasi come una volta eravamo tutti allenatori.
La ricetta che ci piace qui è solo la convivialità perché chiaramente non c’è modo di cucinare primi, secondi e quant’altro, però, c’è la pasticceria dolce, salata e vino che chiaramente in osteria non può mancare. Il bello è conversare mentre si mangia e si beve.

E quindi riporti le conversazioni fatte a tavola che più ti hanno colpito?
Anche quelle, certo. Come quel ragazzo che riesce a intortare, come si dice a Bologna, una ragazza per portarla in discoteca. Come ho detto più volte, non sono un battutista ma racconto cose che accadono davvero.

Ti capita spesso di confrontare il presente con il passato, anche riferendoti ai tempi della scuola. Con lo studio come te la cavavi?
Fino alla terza media ero bravissimo, sono uscito con distinto. Poi ho cominciato le superiori e mi sono accorto che la matematica, avendo scelto geometra, non era proprio il mio forte. Nell’atro spettacolo raccontavo di quando ho preso un ‘ma’ e questo ti dice tutto. E quindi ho pensato bene che fosse il caso di lasciar stare e mi sono messo a lavorare. Credo che sia stata una scelta opportuna anche se devo dire la verità: non essermi diplomato, non avere un classico pezzo di carta, è il cruccio della mia vita. Tante volte ci siamo sentiti dire la famosa frase: “è intelligente ma non si applica”. Ecco tornassi indietro…

Poi però nel lavoro ti sei applicato.
Ho cominciato part time grazie a Duilio Pizzocchi, il mio mentore e maestro: di sera andavamo a fare spettacoli nei locali attorno a Bologna. Poi l’impegno è cresciuto ma, a un certo punto, mi sono sposato. Mia moglie mi ha detto: “Ti ricordi che abbiamo una casa da pagare!”. Così ho fatto il salto nel buio: avevo già 40 anni e a 40 anni l’uomo comincia ad avere questi spasmi mentali, azzarda cose che sono le ultime cose che puoi azzardare. Ed è andata bene, dopo tanta gavetta.

Quindi consiglieresti a un giovane di fare il comico solo se…
Solo se si è portati: te ne accorgi se hai un minimo di stile, un po’ di talento. Il talento nasce da sé, ma poi devi affinare il mestiere. Oggi ci sono tanti giovani che si mettono in gioco, c’è fermento, largo ai giovani!

Nei tuoi spettacoli affronti ovviamente temi d’attualità sempre con leggerezza e anche le tue passioni. A quale non rinunceresti mai?
La moto. Non rinuncerei mai anche alla musica e poi, mai e poi mai, alla mia famiglia: mia moglie e mia figlia sono la fonte maggiore di soddisfazione.

Anche la radio però non l’abbandoni.
È la mia prima e più grande passione artistica, chiamiamola così. Non avrei mai immaginato di iniziare diversamente e tuttora faccio ancora radio tutti i giorni, 10-12 minuti assieme al Pistocchi su Radio Italia Anni ‘60.

Bisogna avere il tempo per un impegno quotidiano.
La tecnologia qui viene in soccorso anche per noi boomer: possiamo permetterci di registrare il programma, ognuno a casa propria, anche con un telefono.

E in TV ti vedremo ancora?
Tornerà forse Il pedone su Nove Comedy Club. Penso che lo riproporranno e poi mi hanno assoldato per altre puntate di Only Fun che ricomincerà. È un programma abbastanza fresco e giovane, non so perchè mi chiamano a farlo (ride).

Stai scrivendo nuove storie?
Sto rileggendo appunti presi in passato. Sto cercando di svuotare casa per ristrutturarla e quindi riprendo in mano tutti i miei scritti. Allora sai quando vuoi buttare via un po’ di roba e poi, in realtà, butti via pochissimo perché non si sa mai. Dopo l’Osteria chissà che non venga alla luce un altro spettacolo.

Il nostro magazine viene letto prevalentemente da quelli che lavorano in banca, per questo talvolta ci diverte chiedere: sei più cicala o più formica?
Sono sincero, sono più formica. Poi quando esco non sto a guardare i 10 euro in più, non ho mai rimpianto i soldi che ho speso per fare una vacanza, però, ho messo da parte tanti soldini per ristrutturare casa, anche mettendoli sotto al materasso.

Ecco non diciamo proprio così, sennò chi lavora in banca…
Eh già, sì sì, (ride) li ho messi anche in banca.

 

Credit photo White Press Office