La guerra dei droni intelligenti


Una tecnologia prettamente civile ha letteralmente rivoluzionato le strategie di battaglia tra Ucraina e Russia

Non avremmo mai voluto parlare di questo argomento, in una rubrica che espone le evoluzioni tecnologiche per un futuro migliore. In passato avevamo intervistato vari esperti di Cyberwar tra cui Alex Orlowsky e Carola Frediani, accennando a questo tema, ma sempre in un contesto di guerra Cyber più legata al mondo virtuale. Nel giro di soli tre anni lo scenario è letteralmente cambiato. La necessità da parte dell’esercito ucraino nel dover far fronte ad una disparità notevole dal punto di vista delle risorse militari e umane, ha fatto sì che una tecnologia estremamente più economica rispetto ad armi costosissime e altrettanto letali, abbia avuto uno sviluppo straordinario ed inaspettato nel giro di soli due anni, permettendo all’esercito ucraino di tenere testa con dignità a quello che era considerato il secondo esercito del mondo.
I droni militari non sono una novità recentissima, bisogna essere corretti. Ma in campo militare fino a quattro o cinque anni fa quando si parlava di “droni” si pensava a sofisticatissimi aerei americani senza pilota, dal costo di decine di milioni di dollari, guidati da satelliti, ed utilizzati per colpire con estrema precisione obiettivi a grande distanza. Il tutto azzerando il rischio che il pilota potesse essere colpito o catturato dall’esercito nemico e con il ritorno alla base del drone stesso.
I droni usati in Ucraina assomigliano invece sempre più ai droni intelligenti d’assalto narrati in vari racconti di fantascienza e ripresi dalla filmografia moderna da Blade Runner a Terminator.

L’evoluzione del drone militare
I droni utilizzati oggi in Ucraina sono sostanzialmente di due tipologie: quelli di derivazione militare, ridimensionati nel costo ma migliorati nella tecnologia e quelli di origine civile, evoluti in modo impressionante ed adattati al campo di battaglia e a strategie innovative mai viste in precedenza.
Nel 2015 un’azienda turca, la Baykar Technologies, ha testato per la prima volta un drone “low-cost” ideato sulla falsariga dei costosissimi droni americani Reaper e Predator, il Bayraktar TB2. Nel 2017 per la prima volta 40 Bayraktar sono stati consegnati all’esercito turco. Il sistema è composto dal drone, da una stazione di controllo a terra con pilota ed osservatore e una base avanzata mobile per il lancio. Il drone assomiglia in tutto e per tutto ad un micro-aereo da turismo con una lunghezza di 6 metri e apertura alare da 12 metri.
Già dal 2021 l’Ucraina è diventato uno dei principali acquirenti di droni turchi, anche visto il prezzo inferiore e la versatilità. Durante l’ammassamento di truppe russe in Crimea e in prossimità dei confini ucraini, un Bayraktar TB2 ha condotto un volo di ricognizione sulla regione del Donbass il 9 aprile 2021. Questa è stata la prima sortita operativa di un drone da parte delle forze ucraine all’interno di una zona di conflitto. Dall’invasione della Russia del febbraio 2022 l’utilizzo di droni da parte dell’Ucraina è cresciuto in modo esponenziale. Rimaneva comunque il prezzo elevato dei droni turchi: la singola unità costava circa 5 milioni di dollari. Nell’aprile del 2022, un TB2 ha preso parte all’attacco che ha visto la neutralizzazione dello storico incrociatore russo Moskva.
Ma dal 2023, visto il rifiuto degli USA e dell’Europa di concedere armi a lunga gittata oltre i 300 km all’Ucraina, è iniziata la progettazione e produzione in house di droni simili ai Bayraktar con costo estremamente inferiore e con percorrenze oltre i 1.000 chilometri.
La Russia, che dal principio della guerra aveva dato poco peso all’uso dei droni, ha iniziato a farne grande utilizzo dopo qualche mese dall’inizio del conflitto, quando è stato chiaro che non sarebbe stata una “operazione da tre giorni”. La Russia si è rifornita dall’Iran che già produceva da anni in competizione con la Turchia i droni Shahed, tecnologicamente meno sofisticati e di gran lunga meno costosi dei droni turchi.

Dal drone commerciale al drone militare
Per quanto riguarda i droni di derivazione civile, bisogna notare che tale tecnologia è sicuramente più recente. L’utilizzo dei droni per attività civili è in voga dall’inizio degli anni 2000. Il famoso direttore di Wired Magazine, Chris Anderson, che avevamo avuto l’onore di intervistare nel 2006 a Parigi, aveva fondato nel 2009 in California una StartUp dal nome 3D Robotics, il cui core business era la progettazione e l’utilizzo di droni in vari settori, tra cui l’agricoltura, la gestione del traffico e in generale tutti gli aspetti legati alle ricognizioni per la creazione di precise mappe georeferenziate. In quindici anni l’evoluzione dei droni con scopo commerciale ha avuto un’accelerazione impressionante.
Questo tipo di drone ha un costo estremamente inferiore rispetto ai primi droni militari, si va dal tipico “drone giocattolo” un quadricottero dal costo di una cinquantina di euro fino ai più sofisticati, che però non superano i 5.000 ed i 10.000 €.
Convertire un drone civile a drone militare è stata negli ultimi anni quindi una necessità in particolare dell’Ucraina, per poter far fronte ai costi elevatissimi delle armi convenzionali ed al budget ridotto a disposizione.
In questo caso parliamo di droni FPV, acronimo di First Person View ovvero con visuale in prima persona. La caratteristica di questi droni teleguidati è di offrire un’esperienza di volo immersiva, grazie a una telecamera montata sul drone che trasmette in tempo reale le immagini a un visore indossato dal pilota. Il pilota vede esattamente ciò che il drone vede, come se fosse a bordo, aumentando la percezione dello spazio e migliorando la manovrabilità. Questi mezzi sono inoltre estremamente stabili e veloci rispetto ai primi modelli e con un raggio di azione superiore. Nel tempo dal semplice quadricottero, sono state create versioni molto più sofisticate e di maggiore dimensione, in grado di trasportare armamenti offensivi o difensivi.
A differenza dei costosissimi droni con rientro alla base, i droni più piccoli e dal costo ridotto, sono usati oggi anche come droni Kamikaze, armati di un ordigno esplosivo con autodistruzione a contatto dell’obiettivo.
Proprio con droni di piccola taglia ma dai sistemi di pilotaggio sofisticatissimi è stata svolta con successo l’operazione del giugno 2025 in cui l’Ucraina ha distrutto decine di bombardieri russi a centinaia di chilometri dal confine. L’operazione dei Servizi Segreti ucraini è iniziata un anno e mezzo prima: decine di piccoli droni FPV, armati di esplosivo, sono stati nascosti sotto alle tettoie di moduli di case prefabbricate in legno. Caricati a bordo di TIR sono successivamente arrivati in Russia in prossimità degli aeroporti. In modo sincrono l’armata controllata remotamente è entrata in azione colpendo i bombardieri russi stazionanti presso gli aeroporti.
I droni di derivazione commerciale possono essere distinti in varie tipologie in base all’utilizzo nella guerra.
Dopo i droni Kamikaze già descritti sopra, vi sono droni armati di una sola bomba che viene letteralmente fatta cadere con estrema precisione sull’obiettivo nemico semplicemente utilizzando la forza di gravità. Tali droni hanno un range di una ventina di chilometri e vengono prettamente utilizzati “al fronte” per colpire le linee nemiche.
Vi sono poi i semplici droni da “ricognizione” con un raggio di azione sempre nell’ordine di una decina di chilometri, il cui compito è quello duplice di individuare le posizioni nemiche e contestualmente riprendere e “documentare” con immagini le fasi successive dell’attacco da parte di altri droni, missili o sistemi d’arma convenzionali potendo poi valutare il risultato dell’operazione.
Anche la Russia ha deciso di avviare la produzione propria di droni, prendendo come modello quelli iraniani. Nella ormai famosa “Fabbrica della morte” di Yelabuga, nel Tartastan, la Russia conta di costruire più di un milione di droni l’anno. Anche l’Ucraina ha dichiarato che, già nel 2025, sarà in grado di produrre più di un milione di droni l’anno.
Proprio in considerazione della grandissima quantità di droni prodotti oggi sia dalla Russia che dall’Ucraina, è stato sviluppato un nuovo tipo di drone: il Drone-anti-drone. Visto il costo elevato per abbattere i droni nemici con armi convenzionali o con costosissimi missili, i droni-anti-drone armati solitamente da un sistema mitragliatore stanno già svolgendo un ruolo fondamentale negli ultimi due anni di conflitto.
Nel 2024 l’Ucraina ha creato un vero e proprio “reggimento” dedicato unicamente alla guerra automatica. L’attacco avviene sul fronte attraverso l’utilizzo di tutti i mezzi autonomi a disposizione, coordinati da un unico centro di comando. È stato creato un vero e proprio “contest” in cui ogni singola azione vincente viene documentata da droni da ricognizione, che controllano costantemente la linea del fronte. Ai droni aerei si affiancano anche robot terrestri.
Nell’ultimo anno sia Russia che Ucraina hanno adottato sistemi elettronici anti-drone con lo scopo di disturbare il segnale radio che permette il controllo a distanza. Per tale motivo è nata una nuova generazione di droni, quelli a fibra ottica, guidati cioè attraverso una sottilissima fibra non soggetta a disturbi elettronici che collega il drone al pilota fino a 20 chilometri di distanza.
Ma l’ultima generazione di droni arrivata è quella dei droni guidati dall’Intelligenza Artificiale, destinati nuovamente a rivoluzionare il settore, sia in campo difensivo con l’individuazione automatica e la distruzione dei droni nemici, che con capacità di coordinare decine se non centinaia di droni in fase di attacco con una minima supervisione dell’essere umano.