Dal diesel all’elettrificazione sostenibile


L’innovazione delle reti ferroviarie verso le emissioni zero

A livello globale, oltre la metà delle linee ferroviarie funziona ancora con locomotive diesel. Eppure, le innovazioni si moltiplicano: nella stazione di Aldershot, nel sud dell’Inghilterra, i treni ricevono parte della loro energia da pannelli solari installati lungo i binari. È il primo progetto nel Regno Unito a immettere direttamente nella rete ferroviaria l’elettricità prodotta da un impianto fotovoltaico.
Un esperimento a scala ridotta, ma dal grande valore simbolico e tecnico, non solo dal punto di vista dell’uso dell’energia alternativa ma anche perché si tratta dell’elettricità più economica che si possa trovare sul mercato.
Nuove tecnologie potrebbero accelerare i progetti di elettrificazione delle reti ferroviarie in molti Paesi, con risparmio di costi e utilizzo di energia pulita.
L’Università di Huddersfield, in Gran Bretagna, ha sviluppato un software 3D che consente di progettare e testare in modo virtuale i sistemi di elettrificazione, riducendo tempi e costi dei cantieri.
In Polonia, si sperimenta un sistema di propulsione elettromagnetica che permette ai carri merci di muoversi senza locomotiva, grazie a un cavo d’alluminio inserito tra le rotaie. In Germania e in India partiranno i primi test industriali. Negli Stati Uniti, invece, nonostante le recenti prese di posizioni negazioniste dell’amministrazione americana in tema di tutela ambientale, si lavora a carri merci autonomi alimentati a batteria in grado di percorrere fino a 800 chilometri con un’unica carica: una visione di trasporto su rotaia, pensata per competere con il trasporto su gomma.
Anche la Cina è protagonista della corsa alla trazione elettrica: ha costruito la più vasta rete ferroviaria ad alta velocità del mondo (oltre 40mila km), interamente elettrificata e, attraverso la Belt and Road Initiative, finanzia linee elettrificate in Asia e Africa, come la tratta Etiopia–Gibuti, la prima del continente africano. Tutti segnali di un settore in fermento, dove la decarbonizzazione passa sia attraverso l’elettrificazione convenzionale, sia attraverso una nuova generazione di tecnologie integrate, modulari e più accessibili.
Intanto in Germania, dove ben un terzo della rete ferroviaria tedesca dipende ancora dal diesel, il governo ha annunciato un piano straordinario da 500 miliardi di euro per infrastrutture e clima, con una quota significativa destinata alle ferrovie: la sfida è duplice: accelerare i cantieri e garantire che l’energia provenga da fonti rinnovabili per ridurre la dipendenza dal gasolio in un settore che vale milioni di tonnellate di CO₂ l’anno.
Anche in Italia si assiste ad un progressivo superamento delle motrici diesel.
Ma la tecnica dell’elettrificazione ferroviaria nel nostro Paese vanta una storia di grandi traguardi e per risalire alle sue radici occorre andare addirittura a più di cento anni fa e precisamente al 1901, all’apertura della linea Milano – Varese.
Si realizzava così il sogno di poter viaggiare comodamente, a costi più contenuti e anche in modo più pulito, grazie alla mancanza di fumo e alla pulizia dei nuovi treni elettrici.
Poco prima della Seconda Guerra Mondiale l’Italia vantava circa 4mila chilometri di linee ferroviarie elettrificate ed era al primo posto in Europa e seconda al mondo dopo gli Stati Uniti, confermandosi durante la ricostruzione nel dopoguerra: nel 1953 era ancora prima a livello continentale, con 5.800 chilometri di linee elettrificate, fino alla progettazione della linea ad alta velocità, di cui la linea Roma-Napoli è stata la prima realizzazione.
Ai giorni nostri sono le politiche europee che, con il Green Deal e il piano Fit for 55, puntano a un trasporto su rotaia non solo più integrato ma anche a zero emissioni, eliminando la trazione solo diesel e accelerando e ampliando l’elettrificazione delle reti: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2030 l’elettricità coprirà il 60% della domanda energetica ferroviaria rispetto al 45% del 2022. Ma il dato più interessante riguarda la direzione della crescita: sempre più energia pulita. Infatti, negli ultimi 15 anni, l’efficienza energetica delle ferrovie è decisamente migliorata e le emissioni totali di gas serra imputabili a questo settore si sono dimezzate: un treno elettrico emette tra il 20% e il 35% di CO2 in meno per passeggero per chilometro rispetto ad un treno diesel. D’altronde il treno fa un uso più efficiente dello spazio e, a parità di tempo, una linea ferroviaria a doppio binario porta un numero di passeggeri o di tonnellate di merci maggiore anche di un’autostrada a quattro corsie. È elettrico anche il treno passeggeri più lungo del mondo e, in questo caso, è stata la Ferrovia Retica Svizzera (elettrificata al 100%) a stabilire il nuovo record; un risultato che è testimonianza lampante del progresso delle applicazioni elettriche al trasporto su rotaia. Il 29 ottobre 2022, un convoglio di 100 vagoni (si, avete letto bene) con 4.550 posti a sedere e un peso totale di quasi 3mila tonnellate, ha percorso in 45 minuti i 24 chilometri della linea Albula-Bernina, patrimonio mondiale dell’Unesco. L’avventura cominciata ad inizio secolo si rinnova e promette bene, per l’ambiente e quindi per noi tutti.