1996-2026: 3 decenni che coincidono con un compleanno speciale, quello della band che ha fatto conoscere le sonorità torinesi al resto dell’Italia. E non solo.

Torino, 1996. Max Casacci, chitarrista conosciuto nell’underground musicale torinese perché suona negli Africa United, fonda un gruppo con Samuel e Boosta, rispettivamente cantante e tastierista degli Amici di Roland, band che rivisita in chiave rock le cover dei cartoni animati degli Anni ‘80. Ai tre si uniscono Ninja, che agli studi di ingegneria abbina la batteria che suona a livello professionistico seguendo in tour Ornella Vanoni, e Pierfunk, bassista che vanta numerose collaborazioni con diversi artisti italiani fra i quali Loredana Bertè e Marcella Bella. Dal mix di queste cinque menti creative nascono il nome Subsonica e un demo autoprodotto di 5 brani che li porta a firmare un contratto con la casa discografica Mescal. Ricordando gli esordi Davide Dileo, ovvero Boosta, sottolinea: “Conosco i Subsonica da 40 anni e da 30 sono nella band. Siamo complementari e per questo funzioniamo bene. Ognuno ha una testa pensante con strade diverse, ma ciascuno ha l’immagine di cosa vuole portare nel prossimo disco e speriamo di lavorare insieme ancora a lungo”.
Il 1997 sancisce i primi successi: esce l’omonimo album e Antonella Ruggero li vuole per una collab in due brani dei Matia Bazar: “Il video sono io” e “Per un’ora d’amore” che fanno parte dell’album “Registrazioni moderne”. Il ‘98 e il ‘99 consacra i Subsonica nel panorama musicale italiano e inglese: i singoli “Cose che non ho”, “Radioestensioni” e “Preso blu” sono un successo che fa ballare tutto il Paese; “U.F.O.”, pubblicato dall’etichetta londinese Lacerba, si posiziona al settimo posto nella classifica della rivista inglese Dj Magazine, i concerti in giro per l’Italia sono sold out e l’album “Microchip emozionale” guadagna un Disco d’oro. Ricordando quei giorni i 5 ammettono: “Siamo figli degli Anni ‘90, il decennio che più di tutti, insieme ai ‘70, ha giocato con la forma canzone. Come allora, anche oggi crediamo che l’unicità sia la chiave, nella musica come nei rapporti”.

Nel 1999 Pierfunk lascia il gruppo e al suo posto arriva Vicio, con le sue sonorità fatte di sperimentazione. Il bassista evidenzia: “Stare in una band ti mette alla prova, anche in senso positivo. Ci si stimola a vicenda per portarci fuori dalle nostre zone di comfort”. Nel 2000 i Subs partecipano al Festival di Sanremo con “Tutti i miei sbagli” posizionandosi undicesimi. Sempre nel 2000, gli MTV Europe Music Award di Stoccolma li consacra “Miglior artista italiano”; al Premio Italiano della Musica vincono nelle categorie “Miglior disco” e “Miglior gruppo” mentre nel 2002 ricevono il Premio Grinzane Cavour e all’Italian Music Awards ottengono una doppia vittoria per il progetto grafico di “Amorematico” e per l’arrangiamento di “Nuvole Rapide”.
Nel 2004 firmano il contratto con la EMI Italiana e creano l’etichetta Casasonica che gestisce le produzioni per diversi artisti. A tal proposito evidenzia Max Casacci: “Negli Anni 2000 Casasonica non è stato solo un luogo di creazione artistica, ma uno spazio di comunità, un’etichetta discografica e un piccolo esperimento del possibile”.
Nell’estate del 2006 i membri della band si prendono una pausa per seguire progetti personali: Max organizza la terza edizione del Traffic-Torino Free Festival con Manu Chao, Franz Ferdinand e The Strokes. Samuel registra il secondo album dei Motel Connection, Boosta pubblica il suo secondo libro, Ninja diventa dj drum’n’bass e dà vita, insieme a Pierfunk, Ale Bavo, MC Victor e altri, agli LNRipley e Vicio lavora a numerosi esperimenti strumentali. L’anno successivo Franco Battiato chiede ai cinque di reinterpretare la sua “Up Patriots to Arms”, nel 2008 la band vince la sesta edizione del Premio Amnesty Italia con il brano “Canenero” e nel 2010 pubblica “SubVolley”, inno ufficiale del campionato mondiale maschile di pallavolo che si è tenuto in Italia.

Nel 2016 Samuel lascia temporaneamente il gruppo per problemi di salute e per dedicarsi all’album solista “Il codice della bellezza”. A questo proposito il frontman evidenzia: “Siamo cresciuti insieme, abbiamo imparato l’uno dall’altro, poi a un certo punto ognuno di noi ha creduto di poterlo fare meglio, poi magari no, ma non abbiamo mai pensato che questa esperienza potesse non esistere. Quando sei sul palco ti giri e vedi gli altri e capisci il motivo per cui sei lì”.
Nel 2017 iniziano i lavori per il nuovo album firmato Subsonica e il successo della band prosegue inarrestabile tra tour europei, collaborazioni importanti e premi come il David di Donatello del 2024 nella categoria “Miglior compositore”, ricevuto per aver firmato la colonna sonora di “Adagio” del regista Stefano Sollima. Lo scorso anno il gruppo ha infine pubblicato il singolo “Radio Mogadiscio”: un nuovo capitolo di un percorso artistico ancora oggi inarrestabile.
Per celebrare 30 anni di successi, in primavera i Subsonica sono stati protagonisti di “Cieli su Torino 96-26”, realizzato grazie al sostegno e al contributo di CONSISTE ENTERTAINMENT: quattro concerti sold-out, mostre, spettacoli, dj set e percorsi sonori che hanno trasformano il capoluogo piemontese in un grande museo a cielo aperto, per un abbraccio e un omaggio reciproco fra la band e la città. A proposito dell’evento sabaudo dicono: “La nostra storia, a partire dalle sue origini, è inseparabile dalla nostra Città. Senza la Torino di quegli anni non saremmo mai esistiti, o sarebbe comunque stata tutta un’altra vicenda. Per festeggiare un traguardo trentennale, che mai avremmo creduto possibile, volevamo che la Città fosse al centro”.

con il calendario dei concerti estivi
Sempre quest’anno è uscito il loro undicesimo disco – “Terre Rare” – al quale segue il tour estivo. Questo è l’album del viaggio, dell’apertura sonora verso nuove geografie reali e immaginarie. È anche un viaggio nel tempo, ma soprattutto nel tempo presente, con le sue ferite e i suoi sogni, tra le sue ombre più profonde e i suoi spiragli di umanità. “Trent’anni insieme non sono scontati” sottolineano i Subsonica che aggiungono: “Abbiamo visto cambiare tutto, siamo stati dappertutto. Poi, quando torniamo a Torino, elaboriamo. Noi analizziamo i viaggi quando siamo a casa per poter lasciare alla fantasia il suo corso”. Questo disco, come i precedenti, non cavalca l’onda retorica del successo acquisito e sicuro, ma si basa su sperimentazioni. Perché questi sono i Subsonica: 5 teste pensanti alla ricerca di continui stimoli artistici, sonori, vitali.
Credit Photo Cover Ivan Cazzola


















