Intervista a Maria Frassine, Direttore di AIFOS Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza


Leadership, valori e formazione: il contributo di Maria Frassine alla costruzione di un nuovo paradigma culturale della sicurezza”

Il Caffè Impero di Brescia è uno di quei luoghi che sembrano sospesi tra epoche diverse. Le sue pareti color ocra trattengono memorie di conversazioni passate, come se ogni parola pronunciata lì dentro lasciasse una traccia luminosa. Il pavimento in marmo, levigato da decenni di passi, riflette la luce del mattino che entra dalle grandi finestre affacciate sulla città. Il profumo del caffè si mescola a quello delle brioche calde, e il tintinnio delle tazzine crea una musica lieve, quasi rituale.
È un luogo che invita alla riflessione, alla profondità, alla verità detta senza fretta. Un luogo dove le idee sembrano trovare una forma più chiara, come se l’aria stessa aiutasse a mettere ordine nei pensieri.
È qui che incontro Maria Frassine, Direttore Generale AIFOS.
Arriva con passo sicuro, ma non rigido e con uno sguardo che unisce determinazione e gentilezza. C’è qualcosa nella sua presenza che ricorda le persone che guidano senza bisogno di alzare la voce: una leadership che si manifesta nella qualità dell’ascolto, nella fermezza delle intenzioni, nella cura per ciò che è essenziale.
Ci sediamo a un tavolino vicino alla finestra. La luce la avvolge come un velo dorato. E mentre il cameriere posa due cappuccini fumanti, capisco che questa conversazione non sarà solo un’intervista: sarà un attraversamento, un incontro tra visioni, un piccolo rito di consapevolezza condivisa.

Dottoressa Frassine, ma cos’è AIFOS nel mondo della formazione e della sicurezza?
(La Direttrice risponde con un sorriso). AIFOS non è soltanto un ente che eroga corsi o rilascia attestati. È innanzitutto una associazione di rappresentanza, una comunità culturale, un luogo di pensiero, un laboratorio di valori. Promuove una visione della salute e della sicurezza che non si limita alla tecnica, ma abbraccia la dignità del lavoro, la crescita delle persone, la responsabilità sociale, l’etica delle relazioni. In altre parole, è un organismo vivo, fatto di formatori, professionisti, ricercatori, aziende e lavoratori che credono nella formazione come strumento di emancipazione. Non un semplice fornitore di servizi, ma un motore di cultura, un ponte tra mondi, un presidio di consapevolezza.

AIFOS è oggi un punto di riferimento nazionale nella formazione sulla sicurezza. Da dove nasce la sua passione per questo ambito?
La mia passione nasce durante il mio percorso accademico: alla facoltà di legge mi sono appassionata al diritto del lavoro e questo mi ha portata ad approfondire le materie nell’ambito giuslavoristico, scegliendo di dedicare la mia tesi di laurea al delicato tema della responsabilità del datore di lavoro in materia di salute e sicurezza. Ho preparato la tesi in un momento di cambio storico epocale per chi lavora nel nostro ambito, era la fine del 2008, era appena entrato in vigore il T.U. 81/08 e si stava preparando il Decreto correttivo. C’era molto fermento tra gli esponenti della dottrina e ricordo un costante dibattito centrato sulla necessità di garantire la salute e la sicurezza come “bene più prezioso” dei lavoratori, una definizione che mi ha affascinata e che cerco ancora oggi di tenere bene a mente.
Mi ha sempre appassionata, quindi, l’idea che la sicurezza non sia un insieme di norme, ma un modo di guardare alle persone. E cosa è meglio della formazione per costruire cultura, consapevolezza, dignità?
Per fortunate coincidenze e incontri, la sicurezza è diventata fin da dopo la laurea anche il mio percorso professionale e Aifos l’opportunità per dare il mio contributo.

(Mentre parla, il vapore del cappuccino sale come un piccolo incenso quotidiano: un gesto semplice che diventa simbolo di cura). Nel suo ruolo di Direttore AIFOS, quali sono le qualità di leadership che ritiene più importanti?
Credo in una leadership che ascolta, che include e che crea spazi di crescita. La competenza è fondamentale, certo, ma senza sensibilità non si costruisce nulla di duraturo. Per me guidare la struttura della Direzione nazionale AIFOS significa tenere insieme visione e cura: visione per innovare, cura per non perdere mai di vista le persone, i loro bisogni, le loro fragilità e i loro talenti.

(Le sue parole risuonano nel Caffè come una piccola dichiarazione di poetica manageriale: ferma, limpida, necessaria). La formazione è spesso citata come “strumento chiave” per la sicurezza. Perché è così determinante?
Perché la formazione non trasferisce solo conoscenze: trasforma mentalità. Quando una persona comprende davvero il senso della sicurezza, cambia il modo in cui si muove, decide, lavora. La formazione crea consapevolezza, e la consapevolezza genera responsabilità. È un processo che libera, che rende più forti, che permette di superare paure, automatismi e anche discriminazioni.

A proposito di discriminazioni: in un settore storicamente maschile, lei rappresenta una figura di riferimento femminile. Che significato ha per lei?
Ha un significato profondo, perché so cosa significa entrare in contesti dove non ci si aspetta di vedere una donna in ruoli decisionali. Non ho mai voluto “dimostrare” qualcosa: ho voluto lavorare bene, con passione e con rigore. Ma è vero che la presenza femminile, quando è visibile e riconosciuta, apre porte anche per altre donne. La discriminazione si supera non solo con le leggi, ma con gli esempi, con la normalità di vedere competenza e leadership in tutte le forme possibili.

(Fuori dalla finestra, una donna attraversa la piazza con passo sicuro. È un’immagine che sembra rispondere alle sue parole). Secondo lei, come può la formazione contribuire concretamente a superare stereotipi e barriere culturali?
La formazione ha un potere straordinario: mette le persone davanti a se stesse. Quando parliamo di sicurezza, parliamo di comportamenti, di percezioni, di relazioni. E questo ci obbliga a riflettere su come guardiamo gli altri, su come giudichiamo, su come comunichiamo. Un percorso formativo ben costruito può far emergere pregiudizi inconsapevoli, può far capire quanto siano fragili e infondati. La formazione crea ponti, non muri.

(Le sue parole si posano sul tavolo come una mappa: ponti, non muri. Brescia, fuori, sembra annuire). Qual è la sfida più grande che vede oggi nel mondo della sicurezza?
La sfida è culturale: trasformare la sicurezza da adempimento a valore condiviso. E questo richiede tempo, costanza, e soprattutto una rete di professionisti capaci di parlare alle persone, non solo alle procedure. AIFOS sta lavorando proprio su questo: costruire una comunità che non si limiti a “fare formazione”, ma che generi cultura.

E qual è, invece, la soddisfazione più grande del suo percorso?
Vedere i formatori consapevoli di poter generare valore e soddisfatti quando il loro lavoro si traduce in un cambio di mentalità dei lavoratori. Ma anche aver visto in questi anni l’associazione crescere come punto di riferimento, generando occasioni di incontro, scambio e dialogo tra chi opera nel nostro settore.

Un messaggio finale per le lettrici e i lettori di Plus Magazine?
Non smettete mai di formarvi. La formazione non è un obbligo: è un diritto, un’opportunità, un atto di libertà. E ricordate che la sicurezza non è solo tecnica: è rispetto, è equità, è riconoscimento del valore di ogni persona. Solo così possiamo costruire luoghi di lavoro più giusti, più inclusivi e più umani… in una parola, più sostenibili.

Quando usciamo dal Caffè Impero, la luce è cambiata. Forse è solo il passare del tempo. O forse è la conversazione stessa che ha lasciato un chiarore diverso, una consapevolezza più ampia.
Maria Frassine saluta con un sorriso che porta la stessa forza delle sue parole: una leadership che non impone, ma illumina.
Rimane nell’aria l’eco di un’ultima frase, una chiusura che è anche un auspicio: mi piacerebbe che ciascuno di noi formatori diventasse custode di un valore, e che insieme, come cerchi che si espandono nell’acqua, potessimo trasformare la cultura del lavoro in un luogo di rispetto, di equità e di umanità condivisa.