Giorgia: un’icona della musica italiana che continua a emozionare


Nel panorama musicale italiano, Giorgia è senza dubbio una delle voci più amate e riconosciute. Un’artista che continua a emozionare il pubblico con la sua favolosa sensibilità interpretativa. Il 2024 è stato per lei un anno di straordinario successo, in cui ha dominato la scena tra musica, televisione e cinema. Il 2025, continua con grandi emozioni, con tanti appuntamenti imperdibili che la vedono protagonista assoluta. Quest’anno l’artista celebra i 30 anni dal successo straordinario di “Come Saprei” una delle canzoni che l’ha consacrata tra le interpreti più potenti ed eleganti della musica italiana. E quest’estate torna live in luoghi unici: dalle Terme di Caracalla, al Teatro Greco di Siracusa, alla Reggia di Caserta, e da novembre nei palasport di tutta Italia. Il tour “Come Saprei Live”, sta regidistrando un sold out dopo l’altro e, a grande richiesta, sono state aggiunte nuove date nel 2025 e 2026, confermando l’entusiasmo del pubblico per il ritorno live dell’artista. Uno dei momenti clou di quest’anno è stato il suo ritorno al Festival di Sanremo con il brano “La Cura per Me”. Tra i pezzi più apprezzati della manifestazione, questa canzone ha ottenuto la certificazione di disco di platino, ha superato i 40 milioni di stream ed è diventato il brano sanremese più utilizzato su TikTok.

Come hai vissuto il ritorno a Sanremo dopo 30 anni?
Arrivare a Sanremo dopo 30 anni è stato fondamentale per me, un momento per riscoprire chi sono e come la musica mi definisce. Lo considero come una gara interiore, una riflessione su me stessa e sulle mie radici musicali. Certamente, c’è stata una certa ansia, una paura da prestazione, ma è stata proprio quella che mi ha spinta a concentrarmi sull’essenza della musica. Alla fine della mia prima esibizione, quella paura si è dissolta, e mi sono ricordata di cosa sto facendo: cantare per amore di me stessa e per il pubblico, senza farmi distrarre dalle aspettative.

Cosa pensi della nuova generazione di artisti?
Credo che la nuova generazione di musicisti e cantanti sia straordinariamente preparata. Sono molto più focalizzati e consapevoli rispetto alla nostra generazione. Oggi, vedo artisti come Lucio Corsi, Gaia, Elodie, Clara, Rose Villain, che si presentano sul palco con idee chiare, un’identità definita e una presenza scenica davvero forte. Rispetto a me, sicuramente sono più preparati.

Come è nata la collaborazione con Annalisa?
Annalisa è un’artista eccezionale, la nostra collaborazione è iniziata durante uno dei suoi concerti, quando mi ha invitato a cantare “Come saprei”. Mi ha raccontato che quella era la canzone che cantava da bambina e questo ci ha fatto sentire subito una connessione. È nato così un dialogo che, con il tempo, si è trasformato in un’amicizia e un supporto reciproco.
Quando ha proposto “Skyfall”, mi ha subito intrigato (ndr: il brano è stato scelto per l’esibizione nella serata dei duetti di Sanremo 2025). Non avevo mai interpretato un brano di Adele e ho visto in questa sfida anche un legame con uno dei miei pezzi, “Quando una stella muore”. Annalisa è di una precisione impeccabile, siamo davvero entusiaste di divertirci insieme e far divertire il pubblico.

Com’è stata la tua esperienza musicale fuori dall’Italia? Hai mai pensato di costruire una carriera internazionale?
Ho avuto esperienze all’estero, come quella che ho vissuto a Londra, e credo che la musica mi faccia sentire più libera.
Quando sono fuori dall’Italia, mi sembra di avere un’identità nuova, quasi come una principiante. È una sensazione che mi piace, quella di poter essere conosciuta per la prima volta. Certo, nel mio percorso, ho perso delle occasioni per costruire una carriera internazionale, ma la vita mi ha portato a percorrere altre strade. Tuttavia, la mia passione per la musica non ha confini, e continuo a trarre ispirazione anche da suoni non italiani.

La paura è un tema ricorrente nella tua vita. Come la affronti?
La paura è sempre stata con me e credo che sia una parte inevitabile della vita. All’inizio, mi ha paralizzata, soprattutto quando non sapevo come cantare. Poi, però, ho imparato a vederla come una risorsa. Ho capito che la paura non va evitata, ma vissuta. Come quando si affronta un attacco di panico: alla fine è un segno che stai cambiando. Ho imparato che, se affrontata, la paura diventa coraggio. E la fede, intesa come la capacità di credere in qualcosa, è spesso la risposta.

Cosa temi oggi, nella tua vita quotidiana?
Le mie paure si sono evolute. Oggi, temo soprattutto per mio figlio, per il futuro che lo attende. La paura che non trovi la sua strada, che non comprenda fino in fondo la sua natura. Ma credo che, alla fine, ognuno debba fare il proprio cammino. Se mi guardo intorno, a volte il mondo mi fa paura, ma credo che le nuove generazioni abbiano risorse enormi. Sono teste pensanti e dobbiamo averne fiducia.

Qual è la tua definizione di anima?
L’anima è un concetto che non si può definire razionalmente, proprio come la fisica quantistica. Non possiamo comprenderla completamente, ma sentiamo che c’è. Per me, l’anima è quella parte di noi che ci permette di fare delle scelte, di vivere, di percepire senza la razionalità. È la capacità di ascoltare la musica che ci emoziona, di visitare quei luoghi intangibili che però sentiamo profondamente. È una parte di noi che, se ce la concediamo, ci fa sentire più vivi. È un po’ come la fisica: alla fine, la fede è ciò che ci permette di comprendere l’incomprensibile.

Ti consideri un’ispirazione per le nuove generazioni di artisti?
Non avevo mai pensato di esserlo, ma quando giovani artisti, come Joan Thiele, mi dicono che il mio lavoro li ha influenzati, è una sensazione incredibile. Mi emoziona sapere che la mia musica ha avuto un impatto, che i giovani artisti si ispirano al mio percorso. È come se avessi dato qualcosa che continua a vivere, un’eredità musicale che si rinnova.

Se potessi dare un consiglio alla giovane Giorgia, cosa le diresti?
Le direi di godersi di più la vita, di essere più presente nel momento. Io, quando ero giovane, ero un po’ incosciente, non ho veramente assaporato tutte le bellezze che mi sono capitate. E, ovviamente, le direi di non perdere mai quella scintilla, quella passione per la musica. Devo ringraziare mio padre per avermela trasmessa. Guardando indietro, è incredibile pensare che, se mi avessero detto che avrei fatto tutto questo, non ci avrei mai creduto.

Foto di copertina: © Matteo Nardone/Pacific Press via ZUMA Press Wire – Alamy

Ti influenzano ancora le tendenze musicali odierne?
Sì, continuo a farmi influenzare dalla musica che mi ispira. La scrittura, soprattutto negli ultimi anni, è cambiata molto. Ho avuto una passione per il soul e l’R&B, e anche quando cercavo di fare musica in italiano su questi stili, non è stato facile per l’industria discografica accettarlo. Ma il processo di ricerca musicale è sempre stato stimolante, e credo che valga la pena continuare a sperimentare.

Parlando di donne nella musica, qual è il tuo pensiero?
Come donna, posso solo mandare un messaggio di supporto alle altre donne che lavorano in un ambiente ancora dominato dagli uomini. Non è sempre facile, ma ognuna di noi deve restare coerente con il proprio percorso. Io sono cresciuta in un contesto diverso e sono fiera di quello che sono riuscita a fare.