La nostra vita è un intreccio di trame narrative nelle quali siamo protagonisti diretti o indiretti e sono veramente numerose le persone che hanno attraversato il nostro percorso.
Con alcune di loro è nata una relazione sentimentale, con molte un rapporto sul piano professionale, con altre un forte legame di amicizia ma, con la maggior parte, si è condiviso un periodo della vita che, successivamente negli anni, è scemato fino a entrare nell’oblio seguendo un processo naturale.
A volte ci si incontra durante una vacanza e si condividono piacevoli momenti; cambiati gli scenari ed essendo diverse le città di provenienza, diventa difficile continuare a frequentarsi. In altri casi sono le esperienze che si intrecciano nel percorso professionale e sono poche quelle che permangono anche quando il percorso condiviso termina.
Se consideriamo i cambiamenti nelle scelte di vita di ognuno, dagli studi all’esercizio della professione, dai circoli ricreativi o associativi a quelli sportivi, cambiando i luoghi e le persone spesso terminano le frequentazioni amichevoli.
Uno dei temi fondamentali dell’essere umano è che sia un essere sociale e la sfera emotiva e cognitiva necessita di legami importanti sui quali poter contare.
Nelle fitte trame narrative della nostra vita ci sono delle persone che entrano ed escono e altre che rimangono, prendono uno spazio che, se pur piccolo, diventa importante.
L’amicizia può avere diverse sfaccettature e rappresenta una sfida per l’individuo che cerca di ricavare significato e identità nella sua trama narrativa. Chi riesce a instaurare un rapporto basato sulla fiducia permane nel lungo periodo.
Come diceva Freud “l’amicizia è un esercizio di libertà reciproca” in quanto non ci sono obblighi e tanto meno devono esserci pretese. Quel dare e ricevere senza contratti, senza aspettative, quel sapere che, qualora si abbia bisogno, non è necessario chiedere. Il tempo relazionale si sedimenta con la fiducia e l’affetto e va ben oltre il legame temporaneo.
L ’amicizia è un dono incommensurabile e solo chi ha il coraggio di mostrare la propria vulnerabilità e fragilità può davvero risultare affidabile. La fiducia ha bisogno di specchi narrativi.
Nella lingua italiana abbiamo due aggettivi che apparentemente hanno lo stesso significato e che personalmente uso in modo differente: amichevole e amicale.
Amichevoli sono gli incontri associativi, spesso gli incontri professionali, dove il registro linguistico è basato sull’informalità, sulla disponibilità e sulla gentilezza.
Nei tessuti narrativi della nostra vita sono tante le situazioni amichevoli che viviamo nella quotidianità.
Amicale ha per me, invece, la valenza di relazione profonda dove c’è assenza di giudizio e la trasparenza situata e contestuale è rappresentata dalla fiducia. Il suffisso -ale di amicale è neutro e appartiene a un registro linguistico più elevato, quello che rispecchia il valore di un’amicizia autentica.
La mia trama narrativa fortunatamente è intrecciata di storie che posso definire relazioni amicali e sono un bene prezioso che danno un senso alla mia vita.


















