
Lei sostiene che il fato abbia giocato un ruolo importante nella sua carriera, ma sicuramente la professionalità e il talento sono stati altrettanto importanti. Il risultato? Da oltre 30 anni Maria Grazia Cucinotta è un’attrice amata tanto in Italia quanto all’estero
Da “Il postino” con Massimo Troisi al celebre 007 “Il mondo non basta” accanto a Pierce Brosnan, passando per “I laureati” di Leonardo Pieraccioni, Maria Grazia Cucinotta ha una carriera stellare come attrice per il cinema e la televisione, che l’ha vista affermarsi con successo anche nei ruoli di produttrice e regista. Fermamente convinta che il successo non sia tutto, è legata ai suoi affetti più cari e non dimentica chi soffre. Per questo collabora da anni con una fondazione che aiuta le persone in difficoltà.
Il cinema è stato amore a prima vista o avevi altri progetti?
Recitare era un sogno che non avrei mai sperato di poter esaudire. Essendo alta e magra volevo fare la modella, ma non avevo calcolato il seno abbondante per cui, arrivata a Milano, sono stata scartata. Ho però partecipato al provino per “Indietro tutta!” e ho iniziato a lavorare in televisione con Renzo Arbore. Successivamente sono arrivati tanti spot pubblicitari, anche con registi importanti come Ridley Scott. La pubblicità è stata una vera scuola di recitazione perché in pochi secondi dovevo trasmettere un concetto. Nella mia carriera tutto è nato per caso. Non ho mai cercato, ma le proposte arrivavano. Sono convinta che nella vita il destino conti.
È vero che gli uomini della tua famiglia hanno una tradizione come postini? Anche il film con Massimo Troisi sembra essere arrivato per volontà del destino.
Pensa che all’inizio, sul set, avevo tenuto nascosto questo particolare. Mia madre ha conosciuto mio padre proprio perché le portava la posta e si è innamorata di quel bell’uomo con la divisa. Un tempo i postini connettevano le persone. Erano – e sono – portatori di parole.
A proposito di famiglia, che ruolo ha avuto nella tua vita professionale e privata?
Per me è un rifugio, il mio posto sicuro. Quando lasci la casa dei genitori sei sola. Mamma ha sacrificato la sua vita per noi quattro figli, ma anche io, come madre e moglie, ho lavorato sul concetto di unione. Nonostante il mio lavoro mi abbia portata spesso lontano, ho sempre fatto in modo di esserci per i miei amori. Giulia è figlia unica, ma quando era piccola casa nostra era piena di amici, un punto fermo fondamentale.

(1994) con Maria Grazia Cucinotta
insieme a Massimo Troisi
Dalla Sicilia a Hollywood, la tua carriera è costellata di successi. Un momento che ricordi con emozione?
Le cinque nomination agli Oscar per “Il postino”. Durante l’attesa mi sentivo quasi estraniata dal corpo tanto ero agitata. Sono arrivata a Los Angeles senza sapere una parola di inglese. Per un mese ho studiato 12 ore al giorno e dopo ero più confusa di prima. Ho lavorato in un paese dove il cinema è un’industria e la meritocrazia è all’ordine del giorno. Sono rientrata in Italia perché volevo che mia figlia crescesse qui, ma dal punto di vista lavorativo penso che all’estero sia più facile emergere.
Nel 2025 ti abbiamo vista in due commedie: “Poveri noi” ed “Esprimi un desiderio”. Divertita?
“Poveri noi” è il secondo lavoro che faccio con Francesco Maria Cortese, che è un regista che adoro perché racconta le verità. Nel primo film, “Il meglio di te”, la protagonista perdona il suo ex marito solo quando lui la chiama per dirle che sta morendo. Questo film mi ha fatto molto riflettere perché io, nella vita, taglio. “Poveri noi” parla invece della difficoltà di cadere e risalire, ma anche di chi va troppo in alto e pensa solo al successo e al denaro dimenticando i sentimenti veri. “Esprimi un desiderio”, diretto da Volfango De Biasi, è una bellissima pellicola che parla di terza età. Siamo un popolo vecchio e anche se oggi è di moda discutere della longevity, in realtà non ci sono strutture per accogliere le persone anziane con dignità.
In generale, c’è un ruolo che avresti voluto interpretare e che non ti è ancora stato proposto?
Ho lavorato tanto, ma mi affascinano le storie e cerco quelle che mi emozionano. Ho fatto la regia di alcuni cortometraggi e continuerò perché ci sono temi nascosti ai quali voglio dare voce. Verso la metà di quest’anno usciranno, infatti, un corto sull’alimentazione e uno sulla depressione.
Secondo te, oggi, è cambiato il mondo del cinema?
Tantissimo. Chi è del settore si lamenta che il pubblico non va più al cinema e ritiene che la colpa sia delle piattaforme. Io invece credo che la gente abbia bisogno di ridere e di pensare, che sia stanca della violenza. Anche in televisione ci sono tante serie dove dominano l’arroganza e la cattiveria. Secondo me dovrebbero esserci più film che raccontano i buoni sentimenti e le vite esemplari.
Pensi che per un’attrice i social siano uno strumento utile?
Sicuramente offrono la possibilità a tutti di farsi conoscere nel mondo e in questo senso sono una vetrina importante. Però, se usati male, possono diventare una trappola mortale.
Tu hai sempre avuto un ottimo gusto in fatto di moda e collabori con Simona Politi, che si occupa di product placement. Cosa rappresenta per te il mondo del fashion?
Simona è una professionista seria che conosce i miei gusti. Io amo la moda perché amo il bello. Per 25 anni Giorgio Armani si è preso cura del mio look e mi ha insegnato l’importanza dell’eleganza, dell’apparire senza ostentazione. Lui mi ha presa per mano, mi ha accompagnata in giro per il mondo e mi ha insegnato che la professionalità ti porta lontano. Per me è stato un grande maestro di vita. Con lui e la sua famiglia ho costruito una vera amicizia.
Sei stata scelta come testimonial per la candidatura di Tarquinia a Capitale italiana della cultura 2028. Un onore?
Un grande onore. L’Italia è un paese meraviglioso che ha arricchito il mondo e che da sempre è un esempio di lusso e creatività. Qui c’è il saper fare degli artigiani che si tramanda da secoli e che fa del made in Italy un simbolo di qualità ed eccellenza. Sul nostro territorio ci sono più di 50 siti UNESCO, un primato mondiale, e ci sono una grande varietà di alimenti che fanno della cucina italiana un’eccellenza.
Ti occupi anche di beneficenza. Ce ne puoi parlare?
Ci tengo a presentare la Fondazione Artemisia, un centro che tutela i più deboli – siano essi uomini, donne o bambini – offrendo servizi sanitari gratuiti, assistenza, consulenza, formazione ed educazione. Purtroppo, sempre più spesso, qui arrivano donne vittime di violenza che hanno paura del partner. Il Presidente, Mariastella Giorlandino, è una persona generosa che aiuta chi non ha possibilità economiche. Sono stata tra le prime a sostenerla perché queste sono vite, ma molti lo dimenticano. Io per me stessa non chiedo quasi mai nulla, ma per chi sta male mi attivo con tutto il cuore.
Quanto è importante, per noi donne, fare rete?
Devo ringraziare mia madre, che ha 96 anni, perché mi ha insegnato ad amare le cose belle e ad ammirare le persone senza mai invidiarle. Mi piace aiutare le amiche a truccarsi e a vestirsi nei loro momenti down perché la bellezza è una coccola. Parlo di buon gusto, estetica, empatia: questa per me è la bellezza. Siamo tutti pezzi unici e irripetibili, ma a volte lo dimentichiamo.


















