Annalisa: la regina dei live


Laureata in Fisica presso l’Università degli Studi di Torino, Annalisa Scarrone è un esempio di come la vita decida quale percorso prendere. Nel suo caso il destino ha scelto per lei la carriera di cantante e il successo raggiunto dimostra che questa era, ed è, la strada giusta.
Credit photo Virginia Bettoja

Con oltre cinque milioni di dischi venduti in Italia e più di un miliardo di stream su Spotify, 54 Dischi di Platino e 16 Dischi d’Oro, Annalisa non ha certo bisogno di presentazioni. La sua carriera è iniziata nel 2010 con la partecipazione alla decima edizione del talent show Amici di Maria De Filippi dove ha ricevuto il Premio della Critica Giornalistica e dove, l’anno successivo, ha vinto nella categoria Big. In questi 16 anni la cantante ha ottenuto tantissimi riconoscimenti: dal Global Force Award ai Billboard Women in Music 2024, premio assegnato per la prima volta a un’artista italiana, a due MTV Europe Music Award passando per ben dodici Music Awards, tre Power Hits Estate, un premio Mia Martini, due SIAE Music Awards e due Telegatti. Ligure, più precisamente di Carcare in provincia di Savona, Annalisa ama la sua terra e lo scorso aprile l’ha omaggiata iniziando la seconda parte del tour “Ma noi siamo fuoco Capitolo II – Palasport 2026”. I concerti hanno sancito ulteriormente il successo di questa artista, che ha conquistato pubblico e critica registrando il sold out in molte delle 13 date. La sua estensione vocale, unita alla presenza scenica, fanno di lei una performer a tutto tondo che dà il meglio di sé nei live, dove non si risparmia mai. Per questo i fan la seguono e la amano da sempre.

A ottobre è uscito il tuo nono album, “Ma io sono fuoco”, con l’etichetta Warner Music Italy. Perché questo titolo?
Questa è una frase potente, una dichiarazione. È la volontà di affrontare le situazioni anche quando sono avverse. Secondo me è importante non essere passivi di fronte a ciò che accade. Non dobbiamo farci trascinare, ma abbiamo il dovere di cercare di trasformare le cose negative in opportunità. Dovrebbe essere così per tutti, ma in quanto soggetto femminile non nascondo che il tema lo sento molto addosso. Come donna mi è capitato e mi capita di rischiare di affrontare delle situazioni che magari un uomo non subirebbe. Il messaggio centrale del disco è che ognuno viva la vita come vuole. Visti i tempi, è importante parlarne.

Raccontaci del tour primaverile.
Lo show è durato due mesi, aprile e maggio, e si è tenuto in diversi Palasport italiani. È partito da Genova e si è concluso a Roma, ma ha raggiunto anche città come Mantova, Pesaro e Messina dove non mi ero esibita lo scorso novembre. L’obiettivo è stato fondere musica, scenografia e arti visive in una narrazione che si è sviluppata in tre sogni e che ha raccontato la trasformazione che io stessa vivo in prima persona. I temi del live hanno coinciso con quelli del mio ultimo album “Ma io sono fuoco” che è uscito nell’ottobre del 2025 e che mi ha fatto ottenere la certificazione Platino. Oltre alle hit di questo ultimo lavoro, ho proposto i brani che hanno segnato la mia carriera e naturalmente anche il singolo “Canzone estiva” che ha raggiunto la vetta dell’airplay radiofonico regalandomi una grande soddisfazione.

Credit photo Virginia Bettoja

Fuoco, fiume e tigre danno nome e vita ai tre sogni. Di cosa si tratta?
Ognuno di essi è un elemento chiave che si alterna per rendere viva la storia. Il tempo è un fuoco che mi consuma, ma sono io quel fuoco. Il tempo è un fiume che mi trascina, ma sono io quel fiume. Il tempo è una tigre che mi divora, ma sono io quella tigre.

Chi sono i musicisti che ti accompagnano nei live?
Sono tutti artisti di grande caratura che lavorano con me da sempre: Daniel Bestonzo alle tastiere e ai sintetizzatori, che ha curato anche la direzione musicale, Gianni Pastorino anche lui alle tastiere e ai sintetizzatori, Dario Panza alla batteria e electronic pads, oltre a 14 ballerini diretti da Simone Baroni.

Il design dello show è stato davvero maestoso. Sei soddisfatta?
Moltissimo. Lo spettacolo ha fuso insieme musica, scenografia e arti visive per offrire al pubblico un’esperienza immersiva a 360 gradi. La scenografia è stata imponente e dinamica allo stesso tempo e al centro della scena c’era un vulcano che era il cuore dello spettacolo. Il suo nucleo circolare, fatto di fuoco e luce, rimandava al vortice del tour precedente, come fosse un ponte tra passato e futuro. Questo vulcano rappresentava molto di più di una scenografia, era il simbolo di un’energia primordiale di distruzione e rinascita. Il design dello show è stato curato da Denso Studio nella figura di Jacopo Ricci come direttore creativo. Benché sia giovane, è del 1994, ha già lavorato con artisti del calibro di Travis Scott, Janet Jackson, Martin Garrix, Achile Lauro, Fedez e molti altri. Con lui c’erano Luca Ascioti come scenografo e Vittorio Campagnolo come programmatore luci. Un team di professionisti di altissimo livello.

Cosa ne pensi delle coreografie?
Simone Baroni è un vero talento e in questo tour ha utilizzato le scenografie per raccontare una trasformazione che il pubblico ha vissuto in prima persona. Il movimento diventava fuoco: materico, deciso, capace di accendere e consumare. Grazie a lui tutto si è trasformato in un linguaggio che esprimeva identità, rinascita e potere.

A marzo è uscita “Canzone estiva”. Secondo te è il tormentone dell’estate?
La mia idea era di spiazzare gli ascoltatori e infatti nel testo dico: questa non è una canzone estiva. Per me nessun testo nasce come stagionale. Qualche canzone lo diventa e qualcuna no. La verità è che non lo decido io, ma chi ascolta. Questo brano è il primo che ho scritto, è uno dei punti centrali del disco, e nel testo parlo di giudizi, pregiudizi e apparenze che ingannano. Oggi, per via dei social ma non solo, tutto è molto fruibile, veloce e a portata di mano però, in questa rapidità di commenti, talvolta si perdono le sfumature e le cose preziose non sembrano tali. Oltre alla canzone mi piace molto anche il video, che è stato diretto da Giulio Rosati. La prima parte è stata registrata in piano sequenza per cui le scene non si potevano sostituire in post produzione. Questo ha reso tutto più complesso e faticoso perché il girato doveva essere fluido e perfetto. Prima di raggiungere il risultato ottimale abbiamo rifatto le scene davvero tante volte. È stato un lavoro impegnativo, che è iniziato al mattino presto e che è durato fino alle due di notte, ma sono molto soddisfatta.

Credit photo Virginia Bettoja

Quando non sei in tour come ti rilassi?
Mi piacciono le serie TV e nelle giornate uggiose adoro rimanere sul divano e riposarmi facendo delle vere e proprie maratone televisive. Spesso le canzoni e i primi vocalizzi nascono mentre sono a casa in pigiama.

Come gestisci il successo?
Non sono arrivata alla notorietà all’improvviso, ma a piccoli passi. Ho cantato nei locali della mia terra, tra Savona e il basso Piemonte, e questo mi ha aiutata a vivere la fama con razionalità, senza montarmi la testa. Per ogni cantante è importante far arrivare lontano le proprie canzoni, ma la popolarità, da sola, non basta. Ci vogliono impegno, costanza e capacità.

Da ligure, c’è un cantautore della tua regione che ami particolarmente?
Mi piace tantissimo Fabrizio De André. È un artista che stimo da sempre e che mi fa sentire a casa anche quando sono in tournée lontano dal mio mondo.

 

Credit photo cover Virginia Bettoja